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La Grecia vota sì all’austerity

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — «Nessuno può essere aiutato contro la sua volontà» ha detto ieri il presidente della Commissione Europea José Manuel Barroso. Si riferiva ai greci. E i greci, a notte, gli hanno in qualche modo risposto che sì, vogliono essere aiutati: lo hanno fatto votando la fiducia al governo appena riplasmato dal primo ministro George Papandreou, quel governo che dovrà condurre in porto tagli e risparmi per 28 miliardi, e grazie a questo «meritarsi» i fondi dell’Unione Europea e del Fondo monetario internazionale. La soglia della fiducia era fissata a 150 voti: su 298 votanti i «sì» sono stati 155 e i «no» 143. Subito dopo il voto, l’euro ha rimbalzato sui mercati verso quota 1,44, nella sua sfida contro il dollaro. Un altro percorso a ostacoli inizia ora, e l’ostacolo più vicino e anche più grosso è fissato al 28 giugno: approvazione, o meno, della manovra finanziaria su cui Ue e Fmi hanno inchiodato un vero ultimatum. E più in là ancora, c’è il 3 luglio: decisione Ue-Fmi sulla prossima rata di aiuti, 12 miliardi attesi come le piogge in questa annata di siccità, anche economica. Ma la fiducia a Papandreou è stata, come ha detto ancora Barroso, un primo «momento della verità» . O per dirla con Angela Merkel, una «giusta decisione» . Giunta mentre i dimostranti tornavano ad assieparsi davanti al Parlamento di Atene. E mentre, dal resto d’Europa, giungevano segnali mescolati: le Borse segnavano i guadagni più netti degli ultimi due mesi, proprio sulla scia dell’attesa ottimista per il voto di fiducia greco; e lo stesso Barroso proponeva un «piano urgente» imperniato su quella parte dei fondi Ue per la coesione già destinata alla Grecia: un miliardo di euro, oggi fermi perché in attesa di un cofinanziamento ellenico come richiesto per ogni Paese dalle regole comunitarie, verrebbero sbloccati e concentrati su progetti di crescita ad Atene. Barroso porterà questa richiesta al vertice dei capi di Stato e di governo Ue, domani a Bruxelles, insieme con l’annuncio che dopo l’estate avanzerà una proposta legislativa per una tassa sulle transazioni finanziarie nella Ue. La Grecia è in testa all’ordine del giorno del vertice compilato dal presidente della Ue Herman van Rompuy e fra gli altri punti c’è la nomina di Mario Draghi al vertice della Banca centrale europea. Sulla sorte di Atene, l’Europa parla però con molte voci diverse: «Non parteciperemo a un secondo piano di salvataggio della Grecia» dice il primo ministro britannico David Cameron; «il 3 luglio potremmo non votare i fondi ad Atene» fanno sapere fonti olandesi. Invece il ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schauble invita l’Europa ad «aprire nuove prospettive di crescita per la Grecia» e fa anche un esempio concreto: «la Grecia ha tante ore di sole per ogni anno e potrebbe esportare da noi l’elettricità» . Qualche consiglio arriva anche dall’altra sponda dell’Atlantico: l’Europa «può evitare una crisi che si aggrava» , dice il segretario americano del Tesoro, Timothy Geithner, ma gli europei debbono parlare con una sola voce per spiegare «i piani per risolvere i loro problemi del debito» .

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