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La Grecia spaventa i mercati I rendimenti oltre il 13%

di Luigi Offeddu

BRUXELLES – Titoli a tutta pagina sull’autorevole «Athens News» di ieri: «Standard &Poor’s: la ristrutturazione del debito di Portogallo, Grecia e Irlanda non è inevitabile» ; e «la Germania riconosce che la Grecia potrebbe aver bisogno di ristrutturare il suo debito» . Segnali contraddittori, e però giustificati da ciò che accade: oggi il governo di Atene presenterà nuovi piani di austerità e privatizzazioni, assicura che ce la farà a governare la sua montagna debitoria di oltre 300 miliardi di euro; ma intanto, ieri, ha dovuto catapultare verso il cielo i rendimenti dei suoi titoli di Stato, per riuscire a trovare acquirenti sui mercati finanziari: i bond ellenici hanno così toccato un vertiginoso 18,4%per i tassi di interesse biennali, e in quelli decennali hanno raggiunto il massimo divario storico (oltre il 13%) rispetto agli omologhi «bund» tedeschi. Primati da brivido, che hanno poi coinciso con il monito lanciato dal ministro tedesco dell e f i n a n z e W o l f g a n g Schäuble, in un’intervista al giornale «Die Welt» : «Io mi aspetto un rapporto dettagliato a giugno dalla Grecia sulla sostenibilità del suo debito. Se questo rapporto dovesse m e t t e r e i n d u b b i o l a sostenibilità del debito, si dovrà fare qualcosa… Si dovranno cioè prendere altre misure» . Più tardi il ministero ha precisato che quella era solo «la posizione tedesca, che non è cambiata» . Ma chi doveva ascoltare, aveva già ascoltato, e tradotto: «Altre misure» vuole o vorrebbe dire appunto «ristrutturazione del debito» . Una prospettiva nera, lascia capire da Bruxelles il commissario europeo agli affari economici, Olli Rehn: perché avrebbe serie conseguenze per tutta l’Eurozona. Una prospettiva (ancora) non imminente, fa eco da Washington il direttore generale del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn: «Penso che la Grecia ce la possa fare, ma il programma messo a punto deve essere implementato nei tempi stabiliti» . Tutte queste considerazioni sono state «condite» dall’impennata parallela nei rendimenti dei «bond» spagnoli, e dalla scivolata delle Borse di tutta Europa. Le nuove, crescenti difficoltà della Grecia sono collegate da alcuni analisti anche alla stretta imposta dalla Banca centrale europea sui tassi di interesse. E alle prospettive incerte del Portogallo, che presto riceverà la sua fetta di aiuti (sugli 80 miliardi) dalla Ue e dal Fmi. Tutto è connesso, in questo continente in crisi. Dei 4 «Pigs» , i Paesi dell’Eurozona più a rischio, tre hanno chiesto e ottenuto il salvataggio negli ultimi 11 mesi: Portogallo, Irlanda, Grecia; resta fuori solo la lettera «S» , la Spagna. Ma di quei tre, è stata la Grecia ad avere più di tutti: 110 miliardi. Anche per questo una ristrutturazione del suo debito sarebbe tanto c o m p l e s s a , quanto tempestosa: e anche perché, qualcuno calcola, i suoi creditori potrebbero vedersi chiedere un «haircut» , una «rasatura» dei propri titoli, del 50-60%, e forse di più.

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