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«La Grecia rimborserà i debiti» Ma Tsipras vola a Mosca da Putin

La questione greca avrebbe dovuto essere archiviata con l’accordo del 20 febbraio. Il nuovo governo di estrema sinistra di Atene aveva inviato la sua lista di tasse alternative a quelli della contestatissima troika. L’Eurogruppo l’aveva accettata e le Borse avevano festeggiato spumeggianti. Mancavano appena da definire i soliti diabolici dettagli per sbloccare l’ennesima rata da 7,2 miliardi del pacchetto di aiuti che tiene a galla la Grecia da anni. Invece niente. Né sono arrivati i soldi (Atene non prende aiuti diretti da agosto) né sono finite le riunioni «decisive». La tragedia greca ridotta a serial da tg. 
Giovedì Atene dovrà versare al Fondo monetario internazionale interessi per 460 milioni. Li avrà, non li avrà? Settimana scorsa ministro dell’Interno e primo ministro avevano fatto intuire che no, che le casse erano vuote e che, se ci fosse stato da scegliere il governo avrebbe dato la precedenza a stipendi e pensioni. Poi qualche smentita e nel fine settimana addirittura un viaggio intercontinentale del ministro delle Finanze ellenico Yanis Varoufakis al Fmi per dire che sì, i soldi ci sono e che arriveranno puntuali.
Domani è anche convocato via telefono un Eurogruppo informale per valutare i famigerati dettagli che fanno tentennare da febbraio. Al momento di tirare le somme l’ex troika non è soddisfatta. Una cosa è promettere di combattere il contrabbando, come fa Atene, un altro è calcolare quanti milioni verseranno quest’anno i presunti contrabbandieri. Una cosa è annunciare un canone sulle frequenze tv, un altro è vincere la battaglia legale con le emittenti per incassarlo. E così via per quasi tutte le misure annunciate da Atene. Le idee greche, insomma, sono considerate troppo fumose per costruirci sopra un bilancio annuale credibile e concedere quindi i prestiti promessi.
Il confronto, però, travalica l’ambito economico. Molti governi dell’eurozona sarebbero danneggiati alle rispettive elezioni se passasse il messaggio anti austerità cavalcato dai leader senza cravatta di Atene. Ieri il Financial Times parlava addirittura di pressioni per un cambio di maggioranza sotto il Partenone. Il premier Alexis Tsipras sarebbe stato consigliato di scaricare l’ala massimalista di Syriza per far entrare nell’esecutivo formazioni più moderate. Magari anche attraverso elezioni anticipate o un referendum.
La risposta di Atene è un valzer diplomatico da Guerra fredda. Domani e giovedì Tsipras sarà a Mosca. Dice di non voler chiedere aiuto in caso di Grexit, uscita della Grecia dall’euro, ma il suo flirt con il grande fratello nella fede ortodossa potrebbe coinvolgere l’offerta di una base militare nel Mediterraneo o, ipotesi meno destabilizzante, il passaggio di un oleodotto russo-turco-greco. Avvisi irritati a non rompere il fronte delle sanzioni europee per la guerra in Ucraina sono piovute da ogni parte. Dopo questa settimana, il prossimo appuntamento «decisivo» è per giugno quando scadranno importanti prestiti che la Grecia non sarebbe in grado di rinnovare senza aiuto europeo. Prima di allora non mancheranno però tensioni e sorprese.

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