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La Grecia non ferma l’utile di Bnp

Nel bellissimo salone vetrato della rue d’Antin si respira la solita atmosfera rassicurante: anche nel 2012, nonostante il protrarsi della crisi, il modello Bnp Paribas di diversificazione geografica e di attività ha funzionato.
A fronte di ricavi in flessione del 7,8% (a 39,1 miliardi) e a un costo del rischio in lieve aumento (del 9,2% a 57 punti base, una volta depurato dell’effetto Grecia, peraltro ormai archiviato), l’utile lordo è salito del 7,5% (a 10,4 miliardi) e quello netto dell’8,3% (a 6,55 miliardi). Risultati che inglobano due poste straordinarie importanti: la plusvalenza di 1,8 miliardi frutto della cessione del 29% di Klépierre e la svalutazione, per 298 milioni, di Bnl. Quest’ultimo, come hanno spiegato ieri i dirigenti di Bnp, è un aggiustamento del goodwill (portato a circa 1,4 miliardi) dovuto non alle prospettive della banca bensì all’inasprimento regolamentare di Bankitalia sui mezzi propri.
Anche se la recessione dell’economia italiana ha ovviamente avuto conseguenze sui conti del gruppo. Se infatti Bnl ha chiuso l’anno in modo più che soddisfacente su molti terreni (dai depositi al risultato operativo), la situazione congiunturale si è tradotta in un calo dell’utile lordo pari al 12,9% (a 491 milioni), condizionando quello dell’attività retail del gruppo sui mercati “domestici”: 4 miliardi, in flessione dell’1 per cento.
Visto il miglioramento della redditività, la banca ha deciso la distribuzione di un dividendo pari a 1,50 euro, in aumento rispetto all’1,20 del 2011 (anche se siamo ancora lontani, circa la metà, dai livelli pre-crisi). Alla remunerazione degli azionisti è stato destinato il 29,7% dell’utile.
Sul fronte della solvibilità, il direttore generale Jean-Laurent Bonnafé ha subito replicato ai timori espressi due giorni fa da S&P sulla sottocapitalizzazione delle banche francesi: «Con un ratio del 9,9% in versione Basilea 3, siamo una delle banche più capitalizzate al mondo, se non la più capitalizzata».
Bonnafé si è quindi soffermato su due altri elementi di grande attualità: il finanziamento dell’economia e la localizzazione delle tasse versate. Sul primo punto Bonnafé ha ricordato che tra il 2008 e il 2012 gli impieghi di Bnp in Francia sono cresciuti del 27%, rispetto al 3,7% medio delle banche della zona euro. Sul secondo aspetto ha sottolineato che Bnp pagherà 1,9 miliardi di tasse in Francia relativamente allo scorso esercizio: il 40% delle tasse in un Paese dove realizza il 25% degli utili.
Quanto al futuro, Bonnafé ha spiegato che Bnp migliorerà la propria efficienza con un piano che costerà 1,5 miliardi nei prossimi due anni ma che consentirà risparmi per 2 miliardi all’anno dal 2015 (e un aumento di due punti del Roe). Il gruppo intende inoltre crescere nell’ambito di un piano che verrà presentato a fine anno (o all’inizio del 2014). Il primo passo sarà in Asia, con un aumento dei ricavi del 12% medio annuo, per salire dagli attuali 2 a 3 miliardi. Questo sviluppo avverrà per crescita organica, interna. Bnp, ha detto Bonnafé, non è interessata ad acquisizioni. «E quello che vale per il mondo – ha risposto Bonnafé a una domanda sul dossier Montepaschi – vale anche per l’Italia. Non ci interessa comprare e per quanto riguarda Mps nessuno ci ha contattati».

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