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La Grecia non ci sta, ultimatum dell’Europa

La Grecia ha respinto la proposta dell’Eurogruppo dei 19 ministri finanziari, che ha replicato con un ultimatum ad Atene di accettare entro venerdì e «non oltre». Ma la trattativa di fatto riprende oggi a margine dell’Ecofin a Bruxelles dei 28 ministri finanziari con l’obiettivo di un compromesso in una Eurogruppo straordinario da organizzare probabilmente già per venerdì. 
La riunione a Bruxelles è iniziata con l’aspettativa di un accordo praticamente concluso e da limare solo in alcuni dettagli. Il ministro delle Finanze greco di estrema sinistra, Yanis Varoufakis, ha confermato di essere entrato nell’Eurogruppo per firmare un testo mediato dal commissario Ue per gli Affari economici, il socialista francese Pierre Moscovici, che legava la concessione di sei mesi di tempo chiesta da Atene alla revisione di impegni del passato fissando «condizioni precise». A sorpresa il presidente dell’Eurogruppo, l’olandese Jeroen Dijsselbloem, su pressione del responsabile tedesco delle Finanze Wolfgang Schäuble e di altri ministri di centrodestra, ha sostituito il documento di Moscovici con una bozza incentrata sull’estensione del programma con le dure misure di austerità imposte dalla troika dei creditori al precedente esecutivo del premier greco Antonis Samaras. In pratica veniva riproposto quando già rigettato da Varoufakis nell’Eurogruppo straordinario dell’11 febbraio scorso. «Questo governo è stato eletto per contestare la filosofia di quel programma, che è stato un fallimento», ha dichiarato il ministro greco spiegando il no anche con l’esistenza nel testo di una «flessibilità nebulosa». Ha poi aggiunto il rifiuto di qualsiasi «estensione» del programma dimostratosi negativo per il suo Paese. Dijsselbloem, visibilmente turbato, ha annunciato «l’assenza di alternative» all’estensione del programma e ha sollecitato il governo greco a chiedere una riunione straordinaria, che «potrebbe essere venerdì». Varoufakis ha replicato di non avere «alcun dubbio che ci sarà un accordo» e ha anticipato la ripresa delle trattative tecniche «nelle prossime 48 ore». La bozza riservata dell’Eurogruppo è stata fatta trapelare dalla delegazione greca, che ha evidenziato a penna le condizioni difficili da accettare. I «sei mesi» di tempo ci sono. Ma vengono condizionati all’estensione del «programma in corso» contestato da Varoufakis. Il premier greco di estrema sinistra Alexis Tsipras ha vinto le elezioni promettendo la fine delle misure di austerità della troika, che ha accusato di aver aggravato la recessione e impoverito milioni di greci. Ha chiesto sei mesi per ottenere un netto cambio di rotta dell’Europa e per concordare con Ue e Germania un piano di rilancio in grado di combattere disoccupazione e povertà. Ma la cancelliera tedesca Angela Merkel ha garantito con eguale determinazione ai suoi elettori di centrodestra e al sistema bancario nazionale di voler imporre alla Grecia e agli altri Paesi mediterranei ad alto debito il rispetto delle misure di austerità.
All’Eurogruppo Schäuble è così riuscito a far eliminare la proposta di Moscovici e a far passare la linea dura con Atene, che però non ha ceduto: aprendo il rischio di una clamorosa rottura. Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ha definito «del tutto fuori questione» l’ipotesi di uscita della Grecia dalla zona euro. Ha ammesso che se Atene non concordasse l’estensione del programma «ci sarebbe un problema di finanziamenti a breve termine che si esauriscono» e ha auspicato «una soluzione condivisa».

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