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«La Grecia fuori dall’euro? È possibile»

 L’accordo è vicino, no è lontano. La soluzione della crisi greca, data per imminente da Atene e decisamente più lontana da Berlino, appare sempre più indefinita, mentre i negoziati comunque vanno avanti, seppure lentamente e con la prospettiva – secondo quanto si fa sapere da Bruxelles – di dover concludere entro mercoledì o giovedì per evitare gli scenari peggiori. Ieri è toccato a Christine Lagarde, direttore del Fondo monetario, fare la voce grossa con il premier greco Alexis Tsipras ricordandogli qual è la posta in gioco. «È molto improbabile che si possa raggiungere un’intesa complessiva nei prossimi giorni», ha detto Lagarde al quotidiano tedesco «Faz», aggiungendo che l’avvicinamento ventilato nei giorni scorsi è stata un’illusione. 
Altro che accordo entro domenica, come auspica il governo ellenico. Secondo il numero uno del Fmi, che ha parlato a Dresda – dove è in corso il vertice del G7 finanziario – alla Grecia non verranno dati altri soldi se prima non verrà rispettato il programma e definita una intesa «pulita e chiara». Al Fondo il governo ellenico deve versare entro giugno 1,6 miliardi, mentre secondo il piano di aiuti originario l’organizzazione di Washington dovrebbe versare ad Atene la metà della tranche conclusiva di 7,2 miliardi.
Col suo altolà Lagarde avverte dunque Tsipras – che ieri si è intrattenuto per un’ora in teleconferenza con il presidente francese François Hollande e la cancelliera tedesca, Angela Merkel – di non fare balzi in avanti. Gli accordi vanno rispettati, dice segnalando che l’uscita della Grecia resta nell’arco delle «possibilità», non sarebbe «una passeggiata nel parco» ma non segnerebbe la fine della moneta unica. «Noi abbiamo regole, abbiamo principi. Non c’è spazio per un accordo approssimativo, a metà» ha aggiunto ancora Lagarde che ha mandato anche un messaggio all’Europa, perché il pressing su Atene risultasse più forte. L’uscita della Grecia dall’euro, «non è una responsabilità» del Fmi. Se gli europei volessero evitare il rischio di un fallimento della Grecia dovrebbero decidere di conseguenza. Se le premesse saranno realizzate, se l’accordo ci sarà, allora gli Stati dell’eurozona e la Bce potrebbero «dare un po’ di ossigeno» ai greci. Ma la Bce ieri nel suo Rapporto finanziario ha rilevato come in assenza di un «rapido accordo», il rischio di un contagio sui Paesi dell’area euro più vulnerabili «potrebbero realizzarsi».
I mercati che mercoledì scorso avevano accolto con euforia l’avvicinarsi dell’intesa, ieri hanno incassato il colpo del cambiamento di scenario. A Milano la Borsa ha perso lo 0,49% e tra i listini del Vecchio continente ha guadagnato solo Londra. Lo spread tra i Btp e i Bund è tornato a 134 punti.
Sulla Grecia però si colgono anche voci più distensive. Come quella del ministro delle Finanze francese, Michel Sapin secondo il quale il problema di Atene va risolto ma non minaccia la crescita. «Il Fmi è nella flotta con noi ma è un’altra nave: naviga con noi e non c’è rischio che resti in porto. Ma non ha la stessa logica, le stesse procedure e la stessa agenda».
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