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La Grecia fa i conti con Fmi e Ue

Tutto continua a ruotare sul possibile default della Grecia, ma la Ue, che a parole, anche ieri, ha continuato a ribadire che il default greco sarebbe una sciagura e che tutti sono uniti nel salvare Atene, l'euro e la stessa Europa, continua a essere divisa sulle cure. Dal canto suo, il paese ellenico è in ritardo nelle misure da adottare per uscire dalla crisi e ora preannuncia possibili altri interventi per abbattere il deficit.

Di fronte a questa quotidiana incertezza dei governanti europei e all'ennesimo fallimento dei vertici Ecofin e G7 del passato weekend, i mercati hanno risposto nell'unico modo possibile: vendendo a mani basse. E molti osservatori temono che, se dall'incontro telefonico di ieri sera (durato molte ore) tra il ministro del tesoro greco, i massimi esponenti di Ue, Banca mondiale e Fondo monetario internazionale non sortiranno mosse concrete, lo scivolone borsistico potrebbe continuare per il resto della settimana.

Ieri, il numero uno della Bundesbank, Jens Weidmann, ha detto che sarebbe «relativamente sgradevole», per la Grecia e per altri, ma l'ipotesi di una insolvenza sui pagamenti del paese (default) non è da escludere. Perché, se Atene non attuerà nei tempi previsti il suo programma di risanamento e riforme, ha spiegato il presidente della Bundesbank, è consequenziale che si blocchino i versamenti delle tranche degli aiuti di Unione europea e Fondo monetario internazionale al paese. Senza questi fondi, la Grecia non può onorare le scadenze sui pagamenti dei suoi titoli di stato. Secondo il banchiere centrale tedesco, che siede nel consiglio direttivo della Bce, «bisogna tenere presente» che una eventuale insolvenza sui pagamenti di Atene «sarebbe uno scenario relativamente sgradevole, non solo per la Grecia, ma anche per altri. Tuttavia, se il programma di riforme del governo ellenico non dovesse essere attuato, allora verrebbero meno le basi per ulteriori versamenti» degli aiuti Ue e Fmi.

In questo modo, un'altra voce di primo piano ieri ha rievocato lo scenario di un default ellenico. Precedentemente era stato lo stesso rappresentante del Fmi nel paese, Bob Traa a esplicitare questo rischio. Tuttavia la questione ha spinto al Francia a prendere posizione: «Non è un'ipotesi allo studio, non fa parte delle nostre strategie», ha affermato il ministro delle finanze, Francois Baroin. Al recente vertice in Polonia, i responsabili economici dell'area euro hanno deciso di rinviare a ottobre la decisione sulla prossima tranche di aiuti. Verrà stabilito in base alle valutazioni dei tecnici di Ue e Fmi sui progressi del paese sui suoi impegni.

E il cancelliere tedesco, Angela Merkel, ha ammonito che «Se si spacca l'euro, si spacca l'Europa».

Che le nuvole siano dense di pioggia lo ha ammesso ieri anche il ministro delle finanze greco, Evangelos Venizelos, che ha parlato di una settimana «molto difficile» per la Grecia, per l'euro «e per me personalmente. Prima di tutto, bisogna rispettare il nostro obiettivo per il 2011 e ridurre il deficit a 1,8 miliardi di euro», ha detto il ministro, ricordando che nel 2010 era di 11 miliardi, mentre nel 2009 aveva toccato i 24 miliardi». Ora invece, l'obiettivo greco «è di arrivare a un avanzo primario nel 2012». Ma per raggiungere tale obiettivo «bisogna prendere ora delle decisioni di carattere storico e, se non le prenderemo, saremo obbligati a prenderle in futuro in condizioni incontrollabili e dolorose». Ma intanto il Fondo monetario ha fatto sapere che, nemmeno nel prossimo anno la Grecia riuscirà uscire dalla recessione economica: l'Fmi prevede che nel 2012 il pil del paese subisca un'ulteriore contrazione del 2,5% e che la ripresa si vedrà solo nel 2013.

E se, più in generale, dal Brasile è arrivata la conferma che i paesi Brics (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) continuano e continueranno a comprare titoli del debito pubblico europeo tramite l'Efsf, il fondo europeo salva-stati, ieri Erkki Liikanen, membro del comitato esecutivo della Bce, è tornata a sollecitare la ricapitalizzazione delle banche come misura più efficace per ristabilire la fiducia sui mercati. Liikanen ha aggiunto che la crescente insicurezza sul futuro trend degli investimenti nei paesi colpiti dalla crisi del debito e la debole prospettiva di crescita dell'economia aumentano i rischi di maggiori perdite su crediti nei bilanci degli istituti. La Banca centrale finlandese ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita del pil statunitense all'1,5 dal 2,7% per quest'anno e all'1,9 dal 2,9% per il 2012. Le stime sull'espansione del commercio internazionale per il 2011 e il 2012 sono state tagliate rispettivamente al 6,2 e al 6,1 dal 7,6 e 7,1%. Si muove anche la sponda occidentale dell'Atlantico. Come preannunciato la settimana scorsa, ieri il presidente statunitense, Barack Obama, ha presentato il suo piano di nuove tasse sulle grandi ricchezze con l'obiettivo di ridurre il deficit pubblico di 1.500 mld usd. In un discorso alla Casa Bianca, Obama ha presentato un piano per tagliare il deficit per un ammontare superiore a 3 mila mld usd e ha precisato che queste nuove misure, insieme a quelle già concordate con i repubblicani in agosto, dovrebbero portare a una riduzione del disavanzo di circa 4 mila mld nei prossimi dieci anni. Il programma, che include la tassazione delle grandi ricchezze e lievi modifiche al sistema sanitario, ha già trovato il profondo dissenso dei repubblicani.

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