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La Grecia è appesa a un filo, no tedesco al piano di Tsipras. Ma Berlino si divide

Alla fine Tipras ha ceduto, quasi su tutto. Dopo una nottata convulsa di consultazioni telefoniche con il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, il governo greco ha chiesto ieri mattina una proroga di sei mesi del programma di aiuti «che riconosciamo come vincolante riguardo al suo contenuto finanziario e procedurale » prendendo una serie di impegni come chiedevano i suoi creditori europei. Oggi pomeriggio i ministri dell’Eurogruppo si riuniranno a Bruxelles per decidere il prolungamento del programma e dei finanziamenti che dovrebbero salvare Atene dalla bancarotta e mantenere la Grecia nell’euro. Ma non sarà affatto un negoziato facile. La Germania, infatti, ritiene che le condizioni proposte dal ministro greco Varoufakis non siano ancora sufficienti.
Ieri mattina, poco dopo aver ricevuto la lettera dei greci, il portavoce del ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, ha gelato il clima di sollievo: «La lettera di Atene non è una proposta sostanziale di soluzione e non soddisfa i criteri definiti dall’Eurogruppo». Una posizione subito condivisa dal presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, secondo cui gli impegni di Atene cono «vaghi» e di fatto non confermano la volontà di rispettare gli obblighi assunti con la firma del memorandum. Nel pomeriggio, questa posizione è stata un po’ stemperata dal vice-cancelliere socialdemocratico e ministro dell’Economia, Sigmar Gabriel: «l’Offerta del governo greco di negoziare per la continuazione del programma di riforme non è ancora sufficiente, ma è un primo nella giusta direzione ». Gabriel ha apertamente criticato Schauble, dicendo cheoccorre «accogliere questo nuovo atteggiamento del governo greco come un punto di partenza per i negoziati e non rifiutarlo pubblicamente in anticipo. Dobbiamo tutti smetterla di fissare ultimatum».
Giudizi incoraggianti sulla mossa di Atene sono venuti anche dalla Commissione europea, dal governo francese e da quello italiano. Renzi ieri ha parlato nuovamente sia con Tsipras sia con il presidente della Commissione, mentre il premier greco ha avuto una telefonata «costruttiva» con Angela Merkel. Ma la distanza che oggi i ministri dovranno colmare per arrivare ad una decisione condivisa è ancora grande. Nella sua lettera, il ministro greco delle finanze, Varoufakis, chiede una proroga del programma di assistenza e promette di onorare gli impegni verso i creditori, di non prendere iniziative unilaterali, di accettare il monitoraggio di Commissione, Bce e Fmi, e di impegnarsi a mantenere il bilancio in attivo. Ma chiede anche «flessibilità» e non si vincola a rispettare il memorandum che accompagna il programma di assistenza e che dettaglia tutte le misure che il precedente governo greco si era impegnato a varare.
E’ proprio questo il nodo che i ministri dovranno risolvere. La Germania, in sostanza, vuole un impegno da parte del nuovo governo greco sul fatto che non cancellerà una serie di tagli, di riforme e di privatizzazioni già decisi dai suoi predecessori. Ma questo è proprio ciò che Tsipras intende fare, e da subito, anche perchè ha preso un impegno solenne davanti ai suoi elettori. Oggi, alla riunione dell’Eurogruppo, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker proporrà una soluzione di compromesso: il governo di Alexis Tsipras potrà rivedere o cancellare misure il cui costo sociale si è rivelato «insostenibile», a condizione di compensare il danno che questi annullamenti comportano per i bilanci pubblici con altre riforme che abbiano un impatto equivalente sui conti. Bisogna vedere se questa soluzione basterà ad accontentare i “falchi”, che in Germania, Olanda, Finlandia ed Estonia dovranno comunque sottoporre la proroga degli aiuti all’approvazione dei parlamenti nazionali. I mercati, comunque, sembrano convinti che oggi un accordo si troverà nonostante le resistenze tedesche. E ieri le Borse hanno chiuso in positivo, mentre gli spread si sono ulteriormente ridotti.
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