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La Grecia chiede altri 110 miliardi

di Ivo Caizzi

LUSSEMBURGO— Alla Grecia non basta il primo piano di salvataggio da 110 miliardi di euro, varato l’anno scorso, e chiede intorno a 110-120 miliardi per evitare un’insolvenza dalle conseguenze imprevedibili per l’intera Eurozona. Questa nuova necessità, ammessa dal governo di Atene, ha reso più tesa e difficile la riunione d’urgenza a Lussemburgo dei 17 ministri finanziari dell’Eurogruppo, che è continuata nella notte. Nelle stesse ore si è svolta una teleconferenza anche dei ministri finanziari del G7. Al vertice dell’area-euro sono spuntate proposte aperte al compromesso e altre inconciliabili. Il presidente dell’Eurogruppo, il premier lussemburghese Jean-Claude Juncker, già prima della riunione aveva rinviato a oggi l’annuncio di eventuali accordi specifici sul salvataggio della Grecia. «Se cade la Grecia, cade l’intero sistema — ha detto il ministro delle Finanze belga Didier Reynders commentando le conseguenze per l’alto debito del Belgio —. Nessun Paese è al riparo dal contagio, nemmeno la Germania» . A notte inoltrata è stata rinviata la decisione sull’erogazione della quinta tranche di prestiti pari a 12 miliardi di euro. I ministri hanno deciso di attendere il voto del Parlamento greco sul piano di salvataggio in programma domani sera. La Grecia nel 2011 non sembra in grado di ridurre il deficit al previsto 7,5%del Pil e va verso un debito oltre il 150%del Pil. La Commissione europea, la Banca centrale europea (Bce), il Fondo monetario (Fmi) e vari Paesi membri vorrebbero così garanzie concrete sull’attuazione degli interventi di risanamento dei conti pubblici (con tagli per 28 miliardi) e sulle privatizzazioni (fino a 50 miliardi). Il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, ha definito «fondamentale» il consenso nazionale in Grecia sul piano di austerità, che sta provocando proteste di masse di «indignati» in continuazione. Il premier greco Georges Papandreou ha lanciato un appello ai connazionali ad accettare le misure di rigore. A Lussemburgo il neoministro delle Finanze greco, Evangelos Venizelos, ha garantito il rispetto del programma concordato con l’Ue e il Fmi per ottenere gli aiuti. Nell’Eurogruppo lo scontro più duro riguarda il coinvolgimento degli investitori privati, cioè principalmente le banche esposte sul debito di Atene. Soprattutto la Germania vuole evitare che siano solo i contribuenti a pagare il salvataggio. La Bce, la Commissione e i Paesi più condizionati dagli interessi del sistema bancario rifiutano qualsiasi forma di ristrutturazione obbligatoria del valore dei titoli di Stato greci. Un compromesso recupera l’accordo di Vienna, che nel 2009 portò gli istituti di credito a dilazionare volontariamente la scadenza dei debiti in alcuni Paesi dell’Est in difficoltà. Verrebbe allungata, più o meno «volontariamente» , anche la scadenza dei bond greci. Il ministro delle Finanze spagnolo Elena Salgado ha spiegato che gli alti tassi previsti renderebbero «ragionevole» e conveniente mantenerli oltre la scadenza. «Dobbiamo capire se concordare le estensioni banca per banca o delegare all’autorità nazionale» , ha aggiunto la Salgado. In nottata è spuntata un’intesa di massima sulla volontarietà. Alla Bce vogliono evitare che le scadenze allungate portino le agenzie di rating a dichiarare comunque l’insolvenza di Atene, facendo schizzare in alto i tassi e destabilizzando la credibilità dell’Eurozona. Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non ha rilasciato commenti a Lussemburgo. Ma intenderebbe anticipare la maximanovra sui conti pubblici per ridurre i rischi di contagio per l’Italia.

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