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La Grecia a un passo dal default

di Luigi Offeddu

BRUXELLES — «Siamo già oltre i limiti, ogni scadenza è stata superata», avverte da Bruxelles la Commissione europea. «Non ci saranno più aiuti per la Grecia, se non sarà firmato l'accordo sul debito», ammonisce da Parigi la coppia «Merkozy», formata dalla cancelliera tedesca Angela Merkel e dal presidente francese Nicolas Sarkozy. Fate in fretta, sembrano dire ad Atene anche le Borse europee, di nuovo in calo, e l'euro, di nuovo in difficoltà contro il dollaro; e le banche francesi, pesantemente esposte sul fronte dei titoli greci. Da tutta l'Europa è un coro di preoccupazione per il conto alla rovescia che sempre più avvicina Atene alla bancarotta. Ma ad Atene è ancora stallo e anche caos: beffato l'ultimatum della Ue fissato per ieri a mezzogiorno, saltati i colloqui fra il premier Lucas Papademos e i tre partiti della sua coalizione che ancora si oppongono ai tagli richiesti dai creditori internazionali, proclamato per oggi lo sciopero generale di 24 ore con una manifestazione di massa in piazza Syntagma, a un passo dal Parlamento.
Il rischio, tutti lo sanno, è che da un momento all'altro lo scontro politico si trasferisca nelle strade e diventi qualcosa di molto diverso. Ciò di cui si discute, del resto, è carne viva e non freddi numeri: ieri il governo ha convinto la sua maggioranza ad accettare la prospettiva di 15 mila licenziamenti nel settore pubblico, qualcosa di inconcepibile fino a pochi mesi fa, e spera ora di usare questa concessione per «rabbonire» i suoi creditori istituzionali, cioè la Banca centrale europea, il Fondo monetario internazionale e la Commissione europea. Ma le richieste di Bruxelles, Francoforte e Washington sono ancora più dure: riduzione del salario minimo (da circa 800 a 600 euro), tagli ai salari del settore privato, alle tredicesime, alle quattordicesime, alle pensioni. La stesso Nicolas Sarkozy, ormai, usa parole drammatiche: «Noi ci rifiutiamo di riconoscere il fallimento della Grecia. Non possiamo accettarlo». Lui e la cancelliera propongono anche di bloccare gli interessi del debito greco su un conto «congelato» così da garantire il futuro rimborso a chi ne ha più diritto: non proprio una prova di fiducia. E ancora Sarkozy ammonisce: «I greci devono assumersi le loro responsabilità votando le riforme». La replica, forse populista ma certo sincera, è in un commentino apparso l'altro ieri su un quotidiano locale: «Il capo della Trojka (la commissione mista Ue-Fmi-Bce, ndr) che paga ai suoi funzionari 242 mila euro esentasse all'anno, chiede ai greci i loro salari e le loro pensioni…».
Oggi, più o meno all'ora in cui si formerà il primo corteo, Papademos tornerà a incontrare George Papandreou (socialista), Antonis Samaras (centrodestra) e George Karatzaferis (destra estrema). Con un convitato di pietra allo stesso tavolo, l'Europa.
 

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