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La grande partita (aperta) del risparmio italiano Il presidio di Ca’ de Sass

L’ultimo legame con Trieste veniva sciolto come primo atto di Carlo Messina consigliere delegato. Il manager cinquantenne chiamato alla fine di ottobre del 2013 alla guida di Intesa Sanpaolo annunciava ai primi di novembre la vendita di una residua partecipazione dell’1,3% nelle Generali. Quella (relativamente) piccola quota del Leone, composta da 21 milioni di azioni circa, andava sul mercato con una cosiddetta operazione di «bookbuilding», una vendita riservata agli investitori professionali. Chiudendo, almeno così pareva, con un rapido passaggio tecnico una delle vicende più rilevanti della grande finanza italiana.

La mossa della compagnia partecipata al 13% da Mediobanca e oggi guidata dal francese Philippe Donnet sembra forzare la riapertura di una partita che, al di là delle reali forze in campo, tutte ancora da misurare, conserva intatto il potere di accendere la fantasia di Piazza Affari. Almeno fin qui, infatti, il blitz deciso ieri in piazza Unità d’Italia, sede delle Generali a Trieste, con l’acquisizione del 3% dei diritti di voto di Intesa, sembra rispondere a voci e scenari di vario genere che da qualche tempo circolano sul mercato. Uno di questi, il più gettonato, attribuisce ad Axa, il gruppo assicurativo francese dalle cui file provengono lo stesso Donnet e alcuni altri manager a Trieste, le mire di conquista sulla prima compagnia italiana. Anche per questo, il colpo direzionato sulla superbanca ha destato non poca sorpresa a Milano. E sebbene non si possa escludere in una partita più industriale che finanziaria, sceglie per ora il silenzio l’istituto nato esattamente dieci anni fa, nel 2007, quando furono celebrate le nozze Milano-Torino. Le uniche due parole, «no comment» le ha pronunciate ieri l’attuale presidente del consiglio di amministrazione, Gian Maria Gros-Pietro, rispondendo a una domanda su alcune ricostruzioni di stampa. Che hanno ipotizzato l’interesse di Intesa Sanpaolo. Le Generali farebbe gola, tra gli altri, anche ai tedeschi di Allianz, il gruppo che a suo tempo acquistò la Ras. Non bastasse, ad alzare la temperatura contribuisce anche la tensione al vertice di Trieste dove, a un anno dall’uscita dell’ex amministratore delegato Mario Greco, è pronto a lasciare anche il direttore generale Alberto Minali, carriera tutta interna al Leone. Le dimissioni del manager italiano ormai in aperto contrasto sulle scelte industriali di Donnet potrebbero arrivare domani, mercoledì. al consiglio di amministrazione che risulta già convocato.

Sul «tesoro» da quasi 400 miliardi amministrato dalle Generali, il più internazionale dei presidi finanziari italiani, le riflessioni sono dunque inevitabilmente in corso in più punti d’Europa. Per il nostro Paese, la questione è cruciale. Una fetta importante del risparmio domestico prima custodito in Unicredit ha già preso la via della Francia con la cessione della società dei fondi Pioneer ad Amundi (Crédit Agricole, già socio di Banca Intesa). Unicredit guidata da un altro francese, Jean-Pierre Mustier, e impegnata in una maxi ricapitalizzazione da 13 miliardi è a sua volta primo azionista di Mediobanca (a fianco del bretone Vincent Bolloré) e dunque a monte della catena d’influenza su Generali.

Per Intesa San Paolo, insomma, potrebbe porsi il duplice tema di contrasto all’avanzata francese (peraltro baldanzosa anche nel settore editoriale con la nota vicenda Vivendi-Mediaset) e di completamento del piano di Carlo Messina che indica il gruppo bancario come uno dei primi player europei nel risparmio. Con Generali, posto che questa sia l’idea di Ca’ de Sass, o almeno una parte di esse, il valore delle masse amministrate e gestite supererebbe gli 800 miliardi di euro. Meno interessante sarebbe per la banca il settore delle polizze vita dove ricopre la leadership di mercato in Italia. Ma un progetto di questa portata, secondo le analisi, non sarebbe gestibile attraverso la politica delle piccole quote ma si potrebbe realizzare soltanto ragionando sulla quota di maggioranza delle Generali.

Paola Pica

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