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La grande frenata europea

di Alberto Ronchetti

Tempi molto difficili per chi investe. Il consiglio per chi non vuole rischiare? Stare fermi. Diverso il discorso per chi ha coraggio e propensione al rischio. «Deleveraging» e volatilità sono i fenomeni oggi predominanti nei mercati azionari occidentali, e probabilmente lo resteranno anche nel 2012. Un ambiente ostico per i cauti, ma molto attraente per gli audaci.
Al momento l'ipotesi dell'avvio del rally di fine anno (se ci sarà) è rinviata, perché ci vorrà almeno qualche seduta per riconquistare i livelli che potrebbero renderlo attuale (vedi Il Sole 24 Ore del Lunedì del 12 dicembre, ndr). E in ogni caso, stando così le cose, ogni rimbalzo è occasione per vendere, più che per avviare strategie rialziste lunghe.
Anche perché la volatilità può giocare brutti scherzi, soprattutto a chi non fa trading veloce. Ma questo lo sappiamo, ne abbiamo scritto più volte su queste pagine. Il fenomeno "nuovo", almeno a livello di massa, è il «deleveraging». Si tratta, da manuale, della riduzione della leva finanziaria, il disinvestimento che si realizza rimborsando il debito pregresso con la liquidità disponibile o vendendo asset per fare cassa. Lo fanno le banche, liquidando titoli e partecipazioni. Lo fanno le famiglie, con minor propensione alla spesa. Lo fanno gli Stati, riducendo (più o meno) spese correnti e investimenti.
Vendite forzate e restrizioni sul denaro in circolazione che hanno – come effetto finale – una depressione complessiva dell'economia. Il circolante e i risparmi vengono "cementificati", le spese personali cadono e l'economia si ingrippa. Assieme ai mercati finanziari. Perché gira meno denaro e non si vuole rischiare.
Tutto giustificato e giustificabile, certo. Quando investire a leva, prendendo in prestito soldi che non si hanno, nell'azionario o nello sviluppo aziendale diventa troppo costoso (o impossibile, perché è difficile trovare prestiti) è inevitabile stringere la cinghia. Questo però, ovviamente, frena la crescita.
Da almeno sei mesi, ormai, il clima psicologico in Europa è molto cupo. Non è solo l'incertezza sul futuro della moneta unica, è anche il timore di una nuova fase depressiva. Così i mercati restano oscillanti fra la cautela e il pessimismo. Quindi anche l'investitore prudente deve comportarsi di conseguenza. Ovviamente il trader, in questo scenario, se è disposto a rischiare ed è veloce negli interventi può guadagnare. Ma chi non ha voglia di perdere i nervi con operazioni rapide, ha paura.
In questa situazione, allora, come si deve comportare un investitore disposto a prendersi un po' di rischio? Alessandro Fugnoli, strategist di Kairos, osserva che «il mercato si è accorto di avere poche azioni e poco rischio in generale. Il panico da acquisto (sempre che tutto vada bene) e la prossimità della fine dell'anno possono provocare una forte reazione al rialzo».
Ma chi investe dovrebbe avere un piano A (Eurolandia resiste come area fiscale virtuosa) e un piano B (i periferici non ci riescono e l'euro salta), conclude Fugnoli. «Il primo include l'azionario globale a buon mercato e una cauta quota di governativi a rischio; il secondo prevede l'inclusione in portafoglio di abbondanti dollari da preferire ai governativi tedeschi e anche al l'oro».

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