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La grande corsa di Borsa e Btp Spread sotto 270, tassi ai minimi

L’economia finanziaria tenta il decollo, a dispetto dei mille problemi dell’economia «reale». Ieri i mercati hanno vissuto una giornata decisamente spumeggiante, con le principali Borse europee in crescita tra il 2 e il 4% (+2,93% Milano) e i rendimenti sui titoli di Stato mediterranei sempre più giù. Il Btp decennale, per esempio, è sceso per la prima volta da tanti anni sotto il 4%, a un «più che fisiologico» 3,94% di premio per il rischio. Giù anche il franco svizzero, a 1,23 sull’euro. Stabile il dollaro a 1,30.
La politica e i tassi — Sul mercato è subito partita la girandola delle possibili spiegazioni: effetto Napolitano? Bce considerata prossima a un taglio dei tassi? Trimestrali americane incoraggianti? O, forse, c’è qualcosa di più? Così la pensa qualche operatore, che — a torto o a ragione — inizia a parlare di «maggiore fiducia». Per quanto importante — è la tesi — è difficile che un’Italia più stabile da sola riesca a spingere la Borsa di Parigi fino a un guadagno del 3,58%. E le attese sui tassi, in passato, non hanno avuto effetti così dirompenti. Soprattutto guardando quello che è successo in Spagna: in un’asta da tre miliardi di euro le obbligazioni di Stato a tre mesi hanno spuntato un rendimento dello 0,15% e quelle a nove mesi un tasso dello 0,825%. Sono i valori più bassi dall’inizio della serie storica nel 1991: tassi inferiori, quindi, anche a quelli degli anni del boom e della Spagna felix. Lo spread con Berlino, poi, è sceso intorno a quota 300 punti.
Eppure, anche ieri le statistiche macroeconomiche europee non hanno aiutato. L’indice Pmi sul settore privato dell’Eurozona ad aprile vale 46,5 punti: per la diciannovesima volta negli ultimi venti mesi è sotto i 50 punti, indicando una contrazione. Questo avrebbe spinto molti operatori a scommettere su un taglio dei tassi della Bce per dare fiato all’economia. Ma è proprio dall’Italia che arriva una nota controcorrente, meno negativa e su uno dei tasti più delicati, la fiducia: sempre ad aprile l’indice del clima di fiducia dei consumatori tricolore, a sorpresa, è aumentato. Mentre, in una giornata un po’ a termini capovolti, la Germania è caduta nell’ombra, visto che il dato tedesco del già citato Pmi è sceso per la prima volta in cinque mesi. E lo spread Roma-Berlino è calato a 270 punti (minimo di giornata a 265).
Ma non sono mancati i «caveat»: uno spread intorno a questi livelli «è narcotizzante per il sistema politico che crede vada tutto bene», ha detto l’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo Enrico Cucchiani. Mentre Lorenzo Bini Smaghi — ex membro della Bce e attuale presidente di Snam — ha sottolineato che lo spread è comunque a un livello che le imprese italiane non possono permettersi di pagare, perché le rende poco competitive rispetto a quelle di altri Paesi che possono indebitarsi a un costo minore, riflesso dallo spread del proprio Stato.
La liquidità — Naturalmente un contributo al rally — ormai in corso ad qualche giorno — lo ha dato anche l’enorme massa di liquidità messa in circolazione dalle banche centrali, soprattutto quelle americana e giapponese. Tuttavia, e proprio a New York, non sono mancati (anche ieri) i momenti di panico. Un falso tweet di un’agenzia di stampa, in cui sui dava notizia di due esplosioni alla Casa Bianca e del ferimento di Barack Obama, ha causato un crollo di qualche minuto delle azioni a Wall Street. Poi, capito il problema (account violato da pirati informatici), la Borsa è tornata a salire.
Intanto, in Italia, la parola passa alle aste. Questa mattina il Tesoro offre fra i 2 e i 2,5 miliardi di euro di Ctz e fra i 500 e 750 milioni di Btp indicizzati. Dopodomani sarà la volta dei Bot a sei mesi, fino a 8 miliardi. E lunedì toccherà ai Btp quinquennali e decennali, tra 4 e 6 miliardi.
Se il risultato è ancora tutto da vedere, è comunque certo che l’attenzione degli operatori sarà alta. Quantomeno per guardare come risponde un mercato — quello del reddito fisso di Stato — che davvero ha segnato una svolta, almeno per il momento. Perché — limitandoci al Mediterraneo, epicentro delle tempeste degli ultimi anni — le Borse sono sì ieri salite, ma restano sempre lontanissime dai livelli precrisi. Il rendimento dei Btp a 10 anni, invece, ora sotto il 4%, è tornato — lui sì — ai valori di «prima della tempesta».

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