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La grande alleanza anti-Google Android nel mirino di 17 big

MILANO — Tutti alleati contro Google, che torna nel mirino dell’Antitrust Ue. Sotto accusa, questa volta, è il sistema operativo Android, che gira sulla maggioranza degli smartphone venduti oggi nel mondo e verrebbe usato per imporre le App sviluppate dalla società di Mountain View, da YouTube a Google Maps.
Microsoft, Nokia e Oracle, insieme ad altre 14 aziende riunite in FairSearch, hanno presentato un ricorso alla Commissione europea, per denunciare le pratiche anticoncorrenziali del motore di ricerca californiano con l’obiettivo di rafforzare il suo dominio sul mercato dei telefonini che navigano su Internet.
Google, sostengono le 17 società nel reclamo alle autorità Ue, distribuisce Android sotto costo, a condizione che le sue applicazioni siano installate e mostrate sullo schermo in posizione preminente. «Google usa Android come un cavallo di Troia per raggirare i suoi partner, monopolizzare il mercato mobile e controllare i dati sui consumatori», spiega Thomas Vinje, legale di Fairsearch a Bruxelles.
Secondo le stime degli analisti, il sistema operativo Android è installato nel 70% dei nuovi smartphone, attribuendo così a Google la fetta più grande del mercato, seguita da Apple con iOS, BlackBerry, Microsoft e altri ancora più indietro. Il problema è tutto qui: la distribuzione «predatoria» di Android, si legge nel ricorso sottoscritto anche da Expedia e TripAdvisor, rende difficile agli altri fornitori di sistemi operativi recuperare gli investimenti se devono competere con la posizione dominante della piattaforma di Google. Perciò la santa alleanza contro Google chiede alla Commissione Ue di «muoversi in fretta e in modo deciso per proteggere la concorrenza e l’innovazione in questo importante mercato».
Bruxelles, che ha confermato di aver ricevuto il complaint, dovrà ora studiarlo e valutare se avviare una nuova procedura contro il gruppo guidato da Larry Page (Ceo) e Eric Schmid (presidente esecutivo).
La società americana è già sotto inchiesta da parte dell’Antitrust Ue per le pratiche usate sul mercato delle ricerche online, che in Europa domina al 90% (70% negli Usa) e della pubblicità. Il ricorso, lanciato nel novembre 2010, sostiene che Google favorisca slealmente i propri servizi nei risultati delle sue ricerche su Internet. Mountain View ha presentato a Bruxelles una serie di rimedi per trovare un accordo e chiudere la procedura, rimedi che la Commissione sta ancora analizzando. «Abbiamo ricevuto alcune proposte da Google e presto lanceremo un test di mercato», ha confermato ieri un portavoce del commissario alla Concorrenza Joaquim Almunia.
Se il risultato dell’indagine Ue è ancora incerto, è vero che l’Europa si è spesso mostrata più dura con le aziende tecnologiche statunitensi della sua controparte americana, la Federal Trade Commission (Ftc). La stessa Google lo scorso gennaio ha trovato un accordo con la Ftc per chiudere un ricorso simile a quello europeo sulla sua attività di ricerca online senza offrire particolare concessioni.
Dal canto suo Microsoft, che ha giocato un ruolo fondamentale nei ricorsi antitrust contro Google, ha avuto non pochi problemi con la Commissione Ue, pagando un conto totale di 2,2 miliardi di euro, se si sommano le varie multe da quando è finita per la prima volta sotto inchiesta a Bruxelles, nel 1998.
Oggi i tempi sono cambiati, i ruoli invertiti. Google è diventato il più influente portone di accesso all’informazione digitale e all’e-commerce. La sua indiscussa posizione dominante, oltre che a preoccupare i consumatori (per questioni di privacy), spaventa sempre di più i concorrenti. Come Microsoft, un tempo il monopolista cattivo, ora costretto a inseguire. Per questo la società di Redmond attacca il nuovo dominatore del mercato con ogni mezzo: lancia animose campagne pubblicitarie e arriva perfino ad allearsi con la Oracle di Larry Ellison, l’acerrimo avversario d’un tempo che fu.

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