Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La governance di Mediobanca nel mirino Delfin

Il mercato si interroga sul significato del blitz di Leonardo Del Vecchio in Mediobanca, spuntato nel capitale con quasi il 7% e un investimento dell’ordine di 580 milioni, per opinione diffusa guardando anche a Generali. Ma la risposta non è chiara e i titoli coinvolti non “strappano” in Borsa. Sia Mediobanca che Generali hanno concluso infatti la seduta sostanzialmente allineate col resto del listino (+0,7% l’una e +1% l’altra).

Se l’obiettivo è arrivare a Trieste, passando da Milano, l’ottica non può che essere di medio-lungo periodo e il percorso non scontato (nemmeno l’esito lo è). Con l’assemblea di fine ottobre dell’anno prossimo il consiglio di Mediobanca arriverà a scadenza, ma per la prima volta sarà il board uscente a presentare la lista per il rinnovo. Senza sedere all’interno del cda, dunque, in teoria non si potrebbe più di tanto indirizzare la governance di Piazzetta Cuccia, considerato anche che il patto non ha più voce in capitolo a riguardo, se non in funzione di “supplenza”. L’accordo di consultazione tra gli azionisti “stabili” che non arriva al 21% non ha di fatto poteri o prerogative speciali. In teoria dura tre anni (fino al 31 dicembre 2021 la prima scadenza) ed è rinnovabile automaticamente, ma di fatto ciascun socio può disporre delle azioni (comunicando al presidente del patto le variazioni), con l’unico vincolo di evitare di porre in essere operazioni che facciano sorgere l’obbligo di Opa, e può uscirne quando vuole (automaticamente se la partecipazione del singolo aderente calasse sotto le 500mila azioni). Sul rinnovo del consiglio di Mediobanca l’unico ruolo del patto è appunto di “supplenza”: se, per qualsiasi motivo, non dovesse essere presentata la lista del cda uscente, allora sarebbe il patto a depositare la lista di “maggioranza”. Ma nessun aderente al patto, singolarmente, potrebbe presentare una lista alternativa o complementare, se non nel caso in cui nemmeno i soci dell’accordo fossero in grado di esprimere una lista di maggioranza con l’assenso richiesto dei tre quarti del capitale aderente.

Stando fuori da cda e patto (si veda altro pezzo in pagina) nulla impedirebbe a Del Vecchio di presentare una lista alternativa, di minoranza o anche di maggioranza, che, però, per prevalere dovrebbe avere l’appoggio del mercato (per i due terzi circa il capitale di Mediobanca è “flottante”) o di soci forti che comunque – anche se aderenti al patto – conservano libertà di voto in assemblea. Vincent Bollorè, che ha in mano quasi l’8% (7,86%) ed è tuttora il secondo azionista, si è sfilato a sorpresa dal rinnovo del patto un anno fa, ma – a quanto risulta – non avrebbe intenzione di schierarsi sul terreno di Mediobanca avendo già due fronti caldi aperti in Italia, con Telecom e Mediaset. In prospettiva, però, non si può escludere che il finanziere bretone venda le sue azioni al miglior offerente, se se ne presentasse l’occasione. In questo contesto è da verificare quale sia la posizione di UniCredit, il cui ad Jean Pierre Mustier si era trovato in asse col patron di Luxottica sul dossier Ieo. A riguardo del patto di Mediobanca, la partecipazione del singolo maggior azionista (la banca di piazza Gae Aulenti ha l’8,8%) sembrava essere in forse, poi erano filtrate voci di preferenza per il rinnovo di un patto tradizionale, mentre alla fine il patto in versione “ultraleggera” è stato approvato all’unanimità dagli aderenti. UniCredit al momento è impegnato di suo nella partita delle nomine, essendo in corso il processo per la sostituzione alla presidenza di Fabrizio Saccomanni, scomparso a inizio agosto.

Voci concordanti disegnano comunque un scenario che si dipanerebbe lungo una trama più ampia, che appunto porterebbe fino a Generali, dove il prim obiettivo sarebbe quello di inserire in organigramma un direttore generale italiano. Il problema però è che l’azionariato del Leone sta affollandosi di soci le cui quote sommate supererebbero la soglia d’Opa del 25%: Mediobanca (13%, senza prospettive di riduzione a breve), Caltagirone sopra il 5%, Del Vecchio appena sotto, Benetton intorno al 4% (quota che qualcuno immagina in aumento in futuro). Gli intrecci in Mediobanca – dove il gruppo di Ponzano è presente col 2,1% apportato al patto e dove l’imprenditore degli occhiali è ora spuntato col 6,94% – potrebbero aggravare i rischi indiziari di azioni di concerto. I movimenti degli ultimi giorni non sono sfuggiti ovviamente all’attenzione degli uffici Consob, ma al momento non si rilevano profili che giustifichino approfondimenti.

Primo banco di prova sarà però l’assemblea Mediobanca del 28 ottobre: si vedrà se il nuovo azionista prenderà qualche iniziativa. Oggi si riunisce il cda per licenziare il bilancio, il 25 il patto, sempre sui conti.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Entra nel vivo la gara per la conquista di Cedacri, società specializzata nel software per le banch...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il Monte dei Paschi di Siena ha avviato ieri un collocamento rapido di azioni, pari al 2,1% del capi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il giorno dopo il lancio dell’Opa da parte di Crédit Agricole Italia, il Creval valuta le possibi...

Oggi sulla stampa