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La golden share si allarga alle reti

di Marco Mobili

Una golden share ampia a protezione non solo delle società partecipate dallo Stato che operano nel settore della difesa, ma anche di quelle attive in altri comparti strategici per il Paese come quelli dell'energia, dei trasporti e delle comunicazioni. Non solo. Il potere di veto potrà essere esercitato dalla Presidenza del Consiglio solo nel caso di potenziali acquirenti extra-europei.
Il Governo ha scelto, dunque, di accelerare i tempi e di tutelare i "gioielli di famiglia" con un provvedimento d'urgenza. Nella riunione del preconsiglio di ieri è stato messo a punto un nuovo testo che con tutta probabilità vestirà i panni di un nuovo decreto legge da approvare, collegialmente a Palazzo Chigi, già venerdì prossimo. Soluzione questa fortemente caldeggiata dai ministeri della Difesa e dello Sviluppo economico. Inoltre, in materia di poteri speciali sull'Italia pende sempre pesantemente la possibile condanna dell'Unione europea.
Le nuove regole sulla golden share che, come detto, conferiscono allo Stato poteri speciali di intervento e di veto come azionista delle aziende ad ex controllo pubblico ormai privatizzate (Enel, Eni, Telecom Italia, Finmeccanica e Snam)
sono state riviste e corrette rispetto a quelle inizialmente formulate la scorsa settimana e veicolate dal Governo anche come possibile emendamento al decreto sulle liberalizzazione. Gli articoli del provvedimento dedicati alla cosiddetta "azione d'oro" sono così diventati tre, salvo ulteriori aggiunte su altri temi come quelle ad hoc per i lavoratori dell'Alcoa.
L'ultimo dei tre articoli sulla golden share è riservato alle abrogazioni di norme e alle disposizioni transitorie. Il primo articolo è integralmente dedicato al settore della difesa. In particolare viene previsto che il Governo, caso per caso, farà scattare i poteri speciali in caso di una minaccia effettiva di grave pregiudizio per gli interessi essenziali della sicurezza nazionale. Tra questi vengono individuati l'imposizione di specifiche condizioni relative alla sicurezza degli approvvigionamenti, alla sicurezza delle informazioni, ai trasferimenti tecnologici, al controllo delle esportazioni nel caso di acquisto, a qualsiasi titolo, di partecipazioni in imprese che svolgono attività di rilevanza strategica per il sistema di difesa e sicurezza nazionale. La barriera di protezione scatterà nei casi di delibere dell'assemblea o degli organi di amministrazione che potrebbero disporre operazioni straordinarie, come ad esempio fusioni, scissioni della società, nonché il trasferimento dell'azienda o di rami di essa o di società controllate.
Il Consiglio dei Ministri, comunque, opererà nel rispetto dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, considerando l'adeguatezza dell'acquirente e le modalità di finanziamento dell'acquisizione, nonché del progetto industriale rispetto alla regolare prosecuzione delle attività svolte dalla società.
Con l'articolo 2, lo Stato potrà porre delle condizioni all'acquisto delle partecipate che operano nell'energia, nei trasporti e nelle Tlc. Si potrà opporre «sulla base di criteri oggettivi e non discriminatori», cioè «l'eventualità di legami fra gli operatori coinvolti e organizzazioni criminali» e l'idoneità dell'operazione a garantire «la continuità degli approvvigionamenti, il mantenimento, la sicurezza e l'operatività delle reti e degli impianti, il libero accesso al mercato».
Il decreto dispone che per tutti questi settori ritenuti strategici, peraltro individuati con appositi Dpcm revisionati con cadenza triennale,
il potere di veto verrà esercitato se l'acquirente è un soggetto esterno alla Ue e venga a detenere, direttamente o indirettamente, un livello della partecipazione al capitale con diritto di voto in grado di compromettere gli interessi nazionali.

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