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La giustizia paga a 60

La complessa articolazione del processo di pagamento delle fatture relative ai contratti stipulati dagli uffici giudiziari per acquisti di beni e servizi, rende difficile l’attuazione dell’obbligo di rispetto del termine di trenta giorni imposto dal dlgs n.192/2012. Per queste motivazioni, a decorrere dal corrente anno, nei nuovi contratti dovrà necessariamente essere inserita la clausola prevista dalla norma sopra indicata in cui si stabilisce il termine di sessanta giorni per il pagamento dei relativi corrispettivi.

È quanto mette nero su bianco il Dipartimento dell’organizzazione giudiziaria di Via Arenula, nel testo della circolare n. 3 del 15 marzo scorso, in cui si chiariscono alcuni aspetti procedurali relativi ai nuovi termini di pagamento indicati nel citato dlgs n. 190 e, soprattutto, i suoi riflessi sulle fatture relative ad acquisti di beni e servizi per le necessità degli uffici giudiziari.

Come noto, nell’ambito della lotta contro i ritardi di pagamenti nelle transazioni commerciali aventi per oggetto consegna di merci o prestazioni di servizi, il dlgs n.192/2012, applicabile anche alle p.a. che operino secondo le procedure previste dal codice dei contratti pubblici (il dlgs n. 163/2006), impone il termine di trenta giorni per il pagamento del relativo corrispettivo.

Termine che le parti possono comunque stabilire diversamente, con espressa clausola, ma che non potrà superare i sessanta giorni.

La circolare di Via Arenula prende atto delle novità introdotte ma, a seguito del «complesso iter» relativo al processo di pagamento delle fatture relative ai contratti stipulati dagli uffici giudiziari, ammette che rispettare il termine di trenta giorni per pagare i propri fornitori è materialmente impossibile. Pertanto, al fine di evitare le conseguenze, anche monetarie, relative al mancato rispetto del termine (e di possibili danni erariali con l’attivazione di un processo innanzi la Corte dei conti), è dell’avviso che nei nuovi contratti stipulati dal 2013, sia inserita la clausola in cui si stabilisce il termine di sessanta giorni per il pagamento dei corrispettivi. In pratica, il ministero schematizza nella circolare in esame una sorta di vademecum ad uso dei propri uffici con cui trattare le fatture ricevute dai fornitori. Si deve infatti riportare in fattura il numero di determina, così da identificare il contratto da cui promana il documento contabile. Occorrerà indicare poi la data di ricezione della fattura, così da escludere che eventuali ritardi siano imputabili all’amministrazione e non, invece, al fornitore che ha trasmesso il documento con tempi biblici. Il responsabile del procedimento dovrà verificare la correttezza dei dati indicati in fattura, prima di inviarla per la successiva liquidazione, accertandosi altresì di aver eseguito l’accertamento di conformità.

Riguardo alle conseguenze previste in caso di mancato rispetto del termine (trenta o sessanta giorni), il Ministero della Giustizia ricorda ai suoi uffici che il mancato pagamento nei termini fa decorrere, dal giorno successivo alla scadenza, gli interessi moratori, l’obbligo di rimborsare al creditore i costi sostenuti da questi per recuperare le somme che la p.a. corrisponde in ritardo, nonché il risarcimento del danno, pari a un importo forfettario di 40 euro.

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