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La giustizia con i conti in rosso

Piano carceri addio. Debiti milionari nei confronti di fornitori e personale. Ed è sempre più difficile il conseguimento dell’obiettivo costituzionale del reinserimento sociale dei detenuti. A tutto questo vanno aggiunti i tagli drammatici della spending review. Il ministero della giustizia ha presentato la propria relazione al Parlamento sullo stato della spesa nell’anno 2011. Tra le priorità politiche che il ministero si era dato nell’ottobre del 2010 vi era anche il miglioramento delle condizioni di detenzione. Un obiettivo ben difficile da raggiungere con la scarsità di risorse stanziate e con i debiti che gravano sul Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria (Dap).

Debiti su debiti. Nel 2011 il bilancio a disposizione del Dap è stato di poco più di 2,7 miliardi di euro. Un bilancio più magro di cento milioni rispetto al 2010 e per questo sempre più in rosso. I debiti maturati anch’essi sono intorno ai cento milioni di euro. Debiti che derivano principalmente dalle seguenti aree di spesa: a) somministrazioni di energia, gas, acqua; forniture di combustibili da riscaldamento, servizi di pulizia e lavanderia; tasse di rimozione dei rifiuti solidi urbani negli istituti penitenziari b) fornitura del vitto alla popolazione detenuta e altri servizi e provviste inerenti al mantenimento dei detenuti e degli internati; c) acquisto, manutenzione ed esercizio dei mezzi di trasporto del Corpo di polizia penitenziaria destinati al servizio delle traduzioni dei detenuti e degli internati; d) interventi di necessità ed urgenza relativi alla manutenzione delle strutture e degli impianti, compresi quelli di vigilanza; e) indennità e rimborsi per le spese di trasferta del personale di polizia penitenziaria e del personale dirigenziale, educativo e del servizio sociale e tecnico; g) provviste relative al corredo e agli arredi destinati alle camere detentive.

A questi si devono aggiungere altri cento milioni di debiti di giustizia che non hanno ancora alcuna copertura finanziaria e che sono il frutto della lentezza dei processi (in applicazione della legge Pinto) o dei risarcimenti per ingiusta detenzione nonché 7 milioni abbondanti di debiti prodotti dalla giustizia minorile.

Le spese sostenute per il gabinetto del ministro della giustizia e per gli altri uffici di diretta collaborazione sono state invece pari a circa 27 milioni di euro.

Obiettivi mancati. Andando nel dettaglio a valutare l’esito degli obiettivi che ci si era proposti di conseguire a inizio anno in ambito penitenziario si definiscono non del tutto conseguiti i seguenti obiettivi: rivisitazione del sistema disciplinare del personale di polizia penitenziaria; riorganizzazione del servizio di sopravvitto (fornitura generi alimentari e di vita quotidiana) per la popolazione detenuta, attualmente costoso (per i detenuti) e non di particolare efficienza e qualità; ampliamento della ricettività degli istituti esistenti.

Naufragato il piano carceri. Effettivamente il Piano carceri molto propagandato oramai non esiste più. Dei nuovi undici Istituti da costruire non c’è traccia. Forse ne saranno costruiti quattro ma chissà quando. Nel frattempo il sovraffollamento non diminuisce. I posti letto regolamentari all’inizio del 2011 erano più o meno gli stessi di oggi, ossia sempre 45 mila circa, non uno di più. E neanche i detenuti nel loro complesso sono sostanzialmente diminuiti nonostante la legge salva-carceri. A sei mesi dalla sua approvazione nulla appare cambiato nei nostri Istituti di pena. Vi sono sempre 21 mila detenuti in più rispetto ai posti letto regolamentari. Il numero dei detenuti (e di conseguenza il tasso di affollamento) è rimasto pressoché invariato (in sei mesi vi è stato un calo di sole trecento unità).

Tutti gli spazi disponibili sono convertiti in celle. Con l’arrivo del caldo si fa sentire sempre di più la necessità di provvedimenti urgenti che facciano tornare nella legalità i nostri 206 istituti di pena che presentano un tasso di affollamento del 145,3%. Con oltre 145 detenuti ogni 100 posti, l’Italia è il paese più sovraffollato della Ue. Ma il dato vero è ancora più grave. Questa percentuale si calcola, da noi come in ogni altro paese, mettendo in relazione la popolazione detenuta con la capienza degli istituti. Ed apparentemente la capienza dei nostri istituti in questi anni è cresciuta. Dal 2007 al 2012 parrebbe che l’Italia abbia aumentato la capienza delle sue carceri di 2.557 posti. I primi effetti del piano carceri del governo? Assolutamente no. In realtà si tratta semplicemente del fatto che, negli stessi istituti, si stipano sempre più detenuti, trasformando in celle tutti gli altri spazi, a scapito di spazi comuni indispensabili per la vivibilità degli istituti.

Online un nuovo portale. Tornando agli obiettivi istituzionali invece realizzati, da segnalare quello relativo alla messa in rete del Portale Intranet dell’Istituto superiore di studi penitenziari. È una importante offerta di servizi online che ha lo scopo di migliorare l’attività di informazione e comunicazione nei confronti del personale.

 

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