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La giustizia civile punta sui fondi Ue

Riformare la giustizia civile per renderla più efficiente e ridurre i tempi dei processi, come raccomanda l’Unione europea. È un programma di cui si parla da anni, ma che ora ha la chance di diventare concreto, dato che le risorse del Recovery plan per la ripresa dell’Europa (il Next generation Eu) sono condizionate proprio all’elaborazione di un piano con le riforme che stanno a cuore a Bruxelles, per cui il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha già chiesto ai ministri di compilare le schede con le proposte.

Nei giorni scorsi dal ministero della Giustizia è arrivata l’apertura ad avvocati e magistrati a pensare a una riforma ad ampio raggio, più coraggiosa di quella contenuta nel testo approvato dal Consiglio dei ministri a fine 2019 e ora in Parlamento (si veda l’articolo sotto). L’ambizione degli operatori è di poter ragionare, dopo tanti anni di riforme a costo zero, su un progetto che possa contare sui fondi Ue.

Processi con tempi lunghi e incerti

Che la giustizia civile italiana abbia bisogno di interventi lo si legge nei dati. Secondo il rapporto sulla giustizia della Commissione europea (Eu Justice Scoreboard 2020, basato su dati 2018), i nostri uffici giudiziari occupano l’ultima posizione in classifica sia per durata dei procedimenti che per arretrato.

Sono mali noti della giustizia italiana, su cui da tempo si sta cercando di intervenire. Con risultati apprezzabili visto che in dieci anni (dal 2011 a marzo 2020) proprio l’arretrato è diminuito di quasi il 40 per cento. Ma sullo smaltimento potrebbero pesare i rallentamenti dovuti alla sospensione delle udienze e dei termini del lockdown: per la giustizia civile le udienze “a distanza” hanno funzionato, grazie anche all’esperienza del processo telematico, ma non hanno garantito i ritmi usuali.

Le proposte

È su questa situazione che l’Europa chiede all’Italia di intervenire. Le raccomandazioni formulate dal Consiglio Ue lo scorso maggio mettono l’accento sul fatto che una Pa efficace è cruciale per non rallentare l’attuazione delle misure adottate per affrontare l’emergenza e sostenere la ripresa. E tra le maggiori carenze del nostro Paese viene individuata proprio la lunghezza delle procedure della giustizia civile.

Alcuni spunti sulle riforme per ridurre i tempi della giustizia civile sono arrivati a giugno con il rapporto del comitato presieduto da Vittorio Colao: rafforzare gli strumenti alternativi di risoluzione delle controversie, disincentivare le cause di modesto valore o pretestuose, risolvere sul piano legislativo le cause seriali, digitalizzare i procedimenti e rendere più efficaci i filtri per l’accesso alla Cassazione.

A mettere sul tavolo idee per rendere più efficiente la giustizia è anche l’avvocatura. L’Unione delle Camere civili, in una relazione inviata nei giorni scorsi al ministro, ha suggerito di implementare l’ufficio del processo (una struttura di staff a supporto del giudice), introdurre incentivi per la produttività dei magistrati e sezioni stralcio per materie per smaltire l’arretrato: «Non dobbiamo perdere l’opportunità di ragionare su una riforma della giustizia a 360 gradi, sostenuta dalle risorse europee», incalza il presidente dell’Unione, Antonio De Notaristefani.

L’Organizzazione congressuale forense (l’organismo di rappresentanza politica dell’avvocatura) sta lavorando a proposte per il potenziamento infrastrutturale, sia logistico (edilizia giudiziaria) che tecnologico (strumenti telematici). «Le presenteremo a settembre – dice il coordinatore Giovanni Malinconico -. Ora i fondi ci sono e vanno usati per una riforma più ampia che coinvolga anche l’aspetto infrastrutturale e permetta di superare problemi logistici (come lo spezzatino delle sedi nelle città) e tecnologici, perché l’idea che la giustizia da remoto sia a costo zero non ha senso. Servono mezzi e formazione del personale».

Anche il Consiglio nazionale forense sta lavorando a un progetto di riforma da presentare al ministero per modernizzare e rendere più efficiente la giustizia.

Il compito di elaborare una proposta da presentare in autunno a Bruxelles spetterà al ministro della Giustizia che, da tempo, tra l’altro, ha avviato l’iter per ampliare le piante organiche dei magistrati.

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