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La giustizia alla cassa

li aumenti del contributo unificato sulle impugnazioni civili e sui processi amministrativi faranno incassare allo Stato oltre 40 milioni di euro all’anno. Somme che saranno utilizzate per finanziare interventi urgenti in materia di giustizia, vale a dire assunzione di nuovi giudici, potenziamento del personale amministrativo e incremento dei budget per le spese degli uffici giudiziari. Altri 175 milioni entreranno invece dall’imposta di bollo sui certificati penali, finora esenti dal prelievo. Sono questi gli effetti finanziari prodotti dalle modifiche al Testo unico in materia di spese di giustizia (dpr n. 115/2002) previste nel ddl di stabilità 2013 predisposto dal governo e ora al vaglio della camera.

Il provvedimento stabilisce un aggravio economico a carico di chi, in sede civile, ha proposto un’impugnazione (anche incidentale) che viene respinta integralmente, dichiarata inammissibile o improcedibile. Chi si è rivolto alla giustizia solo per allungare i tempi o comunque in maniera ritenuta ingiustificata dal giudice dovrà pagare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione. I tecnici del governo hanno stimato che i contenziosi che rientrano in tale casistica sono circa il 68% dei procedimenti iscritti (circa 80 mila ogni anno). Il maggior gettito presumibile, calcolando un importo medio del contributo unificato di 500 euro a impugnazione, dal 2013 in avanti sarà di circa 27 milioni di euro. Nel predisporre il dossier informativo per i deputati, tuttavia, il servizio studi di Montecitorio osserva come «il raddoppio del contributo unificato determinato dall’esito negativo dell’impugnazione risulta avere un carattere essenzialmente sanzionatorio e presenta non pochi elementi di aleatorietà».

Novità importanti pure per quanto attiene ai contributi unificati sulle controversie di competenza dei Tar e del Consiglio di Stato (si veda tabella in pagina). Le stime contenute nella relazione tecnica quantificano in circa 75 mila ricorsi interessati ogni anno dagli aumenti. Moltiplicando gli incrementi medi per i ricorsi ordinari di primo grado (55 mila), quelli di secondo grado (8.500), quelli straordinari (6.500) e quelli riguardanti gli appalti (6.100), il maggior gettito stimato è di 14,7 milioni di euro.

Ma la legge di stabilità trova una sostanziosa fonte di entrata anche dai certificati penali. Ad oggi, infatti, l’articolo 18 del dpr n. 115/2002 esenta dall’imposta di bollo tutti quegli atti e provvedimenti tipici del procedimento penale e dei processi in cui è dovuto il contributo unificato. Per il rilascio di tutti i certificati, incluso quello penale (che contiene i provvedimenti di condanna definitivi), è invece dovuto un diritto di segreteria di 3,54 euro, che sale a 7,08 euro se richiesto con urgenza. Con la modifica recata dal ddl, i certificati penali vengono esclusi dalla non applicabilità dell’imposta di bollo. Un intervento che, secondo l’esecutivo, porterà al recupero di 525 milioni di euro in tre anni, vale a dire 175 milioni all’anno. L’ufficio studi della camera, però, chiede ulteriori chiarimenti al governo «circa i dati utilizzati ai fini della stima del maggior gettito ascritto alla disposizione in esame».

Nessuna previsione finanziaria, invece, per la stretta sugli incarichi di consulenza nelle p.a. disposta dall’articolo 7, commi 9-11 del ddl, che interessa anche il ministero della giustizia e le sue articolazioni. In particolare, viene prevista una limitazione al ricorso alle consulenze informatiche ai soli casi eccezionali adeguatamente motivati. Stop, inoltre, al rinnovo di tutti gli incarichi di consulenza già conferiti, con la possibilità di proroga ammessa soltanto in via eccezionale per completare i progetti in corso.

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