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La girandola di operazioni delle banche d’affari

L’operazione Antonveneta segna uno spartiacque nella vita del Montepaschi. Attorno a Siena inizia un vorticoso carosello di consulenti, diventati indispensabili per costruire l’impalcatura che deve sorreggere la terza banca del Paese. Rocca Salimbeni affida a Merrill Lynch la gestione dell’operazione Antonveneta e a Mediobanca l’incarico di impostare il finanziamento per l’acquisizione. Le due banche d’affari firmeranno per il board guidato da Giuseppe Mussari anche le «comfort letter» sulla valutazione della banca padovana. C’è un dettaglio curioso: la chiamata a Rocca Salimbeni a fine 2007 costringe Merrill Lynch a saltare dall’altra parte del tavolo. Pochi mesi prima il team di Andrea Orcel era stato infatti l’advisor di Fortis-Santander-Rbs nella scalata ad Abn Amro, dentro la quale c’era Antonveneta.
Merrill Lynch, così pure Mediobanca, si ritrovano poi insieme a Citigroup, Goldman Sachs e Credit Suisse nel consorzio di garanzia per l’aumento di capitale da 5 miliardi necessari all’acquisizione padovana. A cui si aggiunse un prestito ponte di 2 miliardi fornito dalle stesse cinque banche. Per reperire risorse il Monte decise anche un piano di dismissioni. E Rothschild, che aveva appena venduto Antonveneta a Siena, viene chiamata da Mussari per cedere la società che gestisce i non performing loan di Mps. Insieme ad Alessandro Daffina al fianco di Siena c’è anche Massimo Della Ragione che per Goldman riceve il mandato congiunto di vendere 150 sportelli. Jp Morgan si occuperà invece degli immobili. La stessa Jp Morgan a cui Mps si era rivolta per organizzare il famigerato Fresh 2008. Enrico Bombieri, il responsabile delle financial institution per la banca d’affari americana, fece da raccordo tra Siena e Londra, dove venne gestita l’operazione. Il cui collocamento fu curato insieme a Mediobanca e Goldman. Quest’ultima per un frangente si è anche ritrovata tra i soci del Monte, quando nel 2011 la Fondazione le affidò la vendita di un pacchetto di azioni, che però non venne collocato per intero. A ruoli invertiti, anche Mediobanca ha avuto un legame azionario con Siena: la Fondazione aveva l’1,6% di Piazzetta Cuccia e un rappresentante nel board.
C’è poi il capitolo derivati Alexandria, Santorini e Nota Italia. Il primo, da cui è partita l‘escalation, fu originato da due sales di Dresdner, Raffaele Ricci e Giovanni Marolda. Che si ritroveranno alla Lehman e poi in Nomura, con cui Mps ristrutturerà Alexandria nel modo in cui sappiamo: rimettendoci un sacco di soldi e usando un numero imprecisato di intermediari a cui sono arrivate laute commissioni. Su cui i magistrati stanno indagando.

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