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La gestione dei crediti doppia percorso per intesa

Il lavoro della banca cambia. Alle pressioni della concorrenza, specie digitale e sotto normata si affiancano nuove prescrizioni normative, sempre più stringenti nella gestione del capitale.

I requisiti patrimoniali sono infatti costantemente aggiornati e monitorati dalle autorità di vigilanza e le recenti normative finite sotto il titolo di Basilea 4, comportano misure del rischio di credito più standardizzate e conservative rispetto anche al recente passato e quindi la necessità di una revisione delle strategie creditizie che devono essere costantemente aggiornate al dettato del regolatore.

Cambiamenti
Vengono inevitabilmente meno alcune leve operative in mano agli istituti di credito, che hanno e avranno minore libertà di movimento nel finanziare operazioni a favore della clientela. Il regolatore risulta infatti sempre più invasivo con la sua attività e le cornici regolamentari si stanno muovendo sempre più rapidamente verso una direzione conservativa.

«Tutto questo – spiega Biagio Giacalone, responsabile della Direzione centrale Active credit portfolio steering di Intesa Sanpaolo – ci ha spinto a ripensare agli obiettivi e agli strumenti per una gestione attiva del portafoglio crediti, interagendo con altre funzioni della nostra banca come l’area Risk e l’area Crediti».

Non più solo operazioni di copertura sui crediti o di de-risking, ma anche strategie creditizie mirate sui prestiti di nuova erogazione e la gestione dinamica dei crediti non performing, in coerenza con lo scenario macroeconomico e la sua evoluzione. Perché sempre di più risulta importante la capacità di anticipare le tendenze normative e la capacità di quantificare, stimandoli con precisione, i relativi impatti sia sul capitale che sul percorso disegnato dal piano strategico di ogni singola azienda bancaria.

Gestioni dinamiche
In questo panorama va ad inserirsi la recente introduzione del cosiddetto Calendar provisioning, il meccanismo con cui la Banca centrale europea chiede ai singoli istituti di svalutare completamente i crediti deteriorati in portafoglio, tra il 2024 e il 2026. Una norma che potrebbe ridurre, tempo sette anni, il credito a famiglie e imprese per un importo di circa il 15 per cento rispetto all’attuale erogato.

«Anche questi temi regolamentari – continua Giacalone – fanno sì che una gestione dinamica del portafoglio diventi essenziale. L’Eba, l’Autorità bancaria europea, con il nuovo documento di consultazione sull’origination dei prestiti chiede un processo di monitoraggio più stringente per soddisfare una serie di requisiti e, non ultimo, invita le banche a incorporare nei processi del credito considerazioni di tipo Esg, legate quindi alla sostenibilità. Quello che facciamo si concretizza sostanzialmente in due tipi di attività, da un lato implementiamo strategie creditizie per orientare la crescita, attraverso correttivi di pricing, verso i settori con il miglior profilo rischio-rendimento in coerenza con l’evoluzione dello scenario normativo e regolamentare. Dall’altro, attraverso operazioni di trasferimento dei rischi, realizzate sul mercato dei capitali, liberiamo capitale da utilizzare a supporto dell’attività di lending facilitando quindi l’accesso al credito della clientela famiglie e imprese».

Il fine è chiaro: raggiungere un obiettivo di portafoglio sostenibile e coerente con la propensione al rischio del gruppo, perché come noto il capitale ha un costo.

In pratica e in ossequio a queste norme i gruppi bancari italiani negli ultimi tre anni hanno espulso dal loro perimetro miliardi di euro di crediti non performanti, cedendoli a società terze specializzate nella gestione. Intesa è anche riuscita ad aumentare la propria quota di crediti in bonis. Alla fine dello scorso ottobre, infatti, Intesa Sanpaolo ha acquistato dall’inglese Barclays, che sta dismettendo le proprie attività retail in Italia, un portafoglio di mutui residenziali del valore di circa 900 milioni di euro.

New business
Si tratta di mutui in bonis e di una operazione che ha consentito a Intesa di acquisire circa 12.500 nuovi clienti, per la quasi totalità famiglie italiane in precedenza clienti dell’operatore britannico. Nel solo 2018 l’attività di gestione dinamica del portafoglio ha consentito a Intesa, prima banca per presenza sul territorio italiano, di incrementare il programma di cartolarizzazioni sintetiche, arrivando a liberare risorse per sostenere la crescita delle piccole e medie imprese attraverso nuovi prestiti, con un volume di transazioni realizzate che, a fine anno, ha toccato quota 17 miliardi di euro.

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