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La Germania teme di perdere la tripla A

L’indicazione che l’economia tedesca accuserà probabilmente una contrazione nel terzo trimestre dell’anno si è sommata ieri all’annuncio dell’agenzia di rating Moody’s, che lunedì sera ha cambiato da stabili a negative le prospettive del debito della Germania (insieme a Lussemburgo e Olanda), aprendo la porta alla possibilità di un declassamento.
La revisione, legata al peggioramento della crisi del debito sovrano, con l’aumento delle probabilità di un’uscita della Grecia e di aiuti alla Spagna e all’Italia, ha rafforzato in Germania le posizioni di chi ritiene che sia giunto il momento di dire basta ai salvataggi dei Paesi dell’area euro in difficoltà, in quanto metterebbe a rischio le finanze pubbliche di Berlino.
I dati dell’indice Pmi relativi al mese di luglio mostrano, sostiene Ban May, di Capital Economics, che la Germania «non è immune» dalla crisi dell’eurozona, che a sua volta è «in recessione piuttosto profonda». Secondo una nota di Deutsche Bank, è probabile che l’economia tedesca accusi una crescita negativa nel terzo trimestre, dopo il +0,5% del primo e quella che la Bundesbank ha definito un’espansione «moderata» (fra lo 0 e lo 0,5%, nel gergo della Banca centrale) nel secondo.
L’indice Pmi composito per la Germania è sceso da 48,1 a 47,3 (i valori sotto quota 50 indicano una contrazione), il livello più basso degli ultimi tre anni. Particolarmente accentuato il calo del settore manifatturiero, che finora ha trinato la crescita tedesca: da 45 a 43,3. Colpisce in particolare, osserva Janet Henry, della banca Hbsc, il calo degli ordini per le esportazioni, più pesante di quello accusato nel resto dell’eurozona.
Il vigore dell’export è stato vantato finora dalla Germania come il punto di forza che ha consentito di evitare la recessione che ha colpito gran parte dell’eurozona. L’export tedesco va per il 40% circa verso gli altri Paesi dell’area dell’euro, ma ha subito anche il rallentamento di altri mercati, a cominciare dalla Cina. Meglio il settore dei servizi, dove l’indice è sceso da 49,9 a 49,7 e che ha continuato a incrementare l’occupazione.
Per l’area dell’euro nel suo complesso, l’indice Pmi composito è rimasto invariato ai livelli di giugno, a 46,4: si tratta però del seso mese consecutivo di contrazione. Il dato per il manifatturiero indica che «la contrazione del settore – sostiene Julian Callow, di Barclays Capital – che accuserà probabilmente nel terzo trimestre il quarto calo consecutivo, si sta intensificando».
L’annuncio di Moody’s ha avuto un effetto modesto sui mercati. Continuano gli afflussi di capitali verso i titoli di Stato tedeschi, i cui rendimenti sono stati ancora una volta vicini ai minimi sulla scadenza decennale e in territorio negativo sulla scadenza a due anni. Comincia però a diffondersi il parere fra molti osservatori di mercato che la ricerca della sicurezza a tutti i costi, anche a rendimenti negativi, stia creando una bolla sul debito tedesco, non giustificata dai fondamentali, ma solo dal panico del momento.
La pronuncia dell’agenzia di rating ha però anche generato reazioni politiche. Il Governo tedesco, per una volta destinatario di un messaggio negativo che in prospettiva ne mette in dubbio la tripla A, ha replicato, attraverso una nota del ministero delle Finanze, che «la crisi dell’eurozona non è un fatto nuovo» e che la Germania «resta in una posizione economica e finanziaria molto solida e continuerà a difendere il suo ruolo di “rifugio sicuro”». Berlino dichiara che «insieme ai suoi partner farà di tutto per superare la crisi del debito sovrano il più rapidamente possibile».
Invece di interpretare la combinazione dell’annuncio di Moody’s e dei dati negativi sull’economia come un segnale che l’immunità delle Germania dalla crisi che la circonda è finita, i politici, soprattutto all’interno della coalizione di Governo, hanno scelto, nelle loro prime dichiarazioni, di usarli come una motivazione in più per mettere la parola fine agli interventi a favore dei Paesi in difficoltà.
I temi europei restano comunque un argomento ad alta tensione. Il ministro dell’Economia, Philip Roesler, che in un’intervista aveva ipotizzato l’uscita della Grecia dall’euro, è stato tacciato di irresponsabilità da altri membri della coalizione.

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