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La Germania si ferma, accuse a Merkel

di Paolo Lepri

BERLINO — Per Angela Merkel il compito è difficile. Qualcuno pensa (o spera) che sia impossibile. Si tratta di coinvolgere maggiormente il Parlamento tedesco nella discussione sul fondo salva Stati europeo facendo nello stesso tempo in modo che il via libera del Bundestag (dove le voci critiche sono molte e tutte nella stessa coalizione di governo) arrivi il più presto possibile e senza un catastrofico concorso determinante dell'opposizione. Non saranno settimane facili, in Germania, quelle che mancano all'appuntamento del 29 settembre, preceduto tra l'altro da due importanti test politici per cristiano-democratici e liberali: le elezioni di domenica prossima in Meclemburgo-Pomerania Anteriore e quelle del 18 settembre a Berlino.
Non è stato un caso, quindi, che la cancelliera sia intervenuta ieri, dopo aver ricevuto il primo ministro portoghese Pedro Passos Coelho, per garantire ai deputati recalcitranti più voce in capitolo nel processo di ratifica delle decisioni: mercoledì il governo ha approvato infatti l'estensione delle competenze del fondo europeo di stabilità finanziaria, prevista dall'accordo europeo del 21 luglio, e l'aumento della sua dotazione a 440 miliardi di euro. «Questa è una democrazia parlamentare e quindi i poteri di bilancio sono il nocciolo dei diritti del Parlamento», ha detto la Merkel che si è impegnata a trovare le strade per promuovere la partecipazione del Bundestag all'esame del piano di salvataggio inviando così i «segnali giusti» ai mercati. «Sono certa — ha aggiunto — che i deputati siano coscienti di questa responsabilità». Se è vero, come scrive Der Spiegel, che i parlamentari «si sentono ignorati», è difficile dire se basteranno queste parole a rassicurarli. Ma un primo tentativo è stato fatto.
L'appello della Merkel agli scontenti (sono circa venti i deputati che minacciano di rompere le righe in un Parlamento dove cristiano-democratici, cristiano-sociali e liberali hanno 330 seggi su 620) è giunto tra l'altro proprio nel giorno in cui l'Istituto federale di statistica ha reso noto i motivi alla base della frenata dell'economia tedesca annunciata a metà agosto, di quella «significativa perdita di spinta» che si è registrata nel secondo trimestre del 2011 con un aumento del Pil di un insoddisfacente 0,1 per cento. La crescita delle esportazioni e degli investimenti non è riuscita a compensare la caduta nei consumi privati e nelle costruzioni mentre la scelta di abbandonare il programma nucleare (una delle decisioni più controverse della cancelliera) si è ripercossa negativamente sul settore dell'energia aumentando i costi e mettendo in crisi le esportazioni. Secondo gli esperti il calo dell'8,8 per cento della produzione di energia ha fatto diminuire il Pil di un quarto di punto.
Ma, al di là delle cifre, i tedeschi sono preoccupati per la crisi dell'area euro e questa preoccupazione incide sui consumi e condiziona il mondo politico. In questo quadro si è inserito un nuovo affondo della cancelliera contro l'eventuale adozione degli eurobond. Una scelta del genere, sarebbe «la risposta sbagliata» e una soluzione «artificiale», perché non ci sarebbero incentivi per migliorare la competitività ed è impossibile liberarsi del debito buttandolo tutto in «un unico contenitore». Parole anche troppo chiare, che interpretano un diffuso malessere dell'opinione pubblica.
 

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