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«La Germania ha risparmiato 28 miliardi»

Davanti alla platea non sempre ben disposta dei deputati tedeschi, il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi si è lanciato ieri in una robusta difesa della politica monetaria della Bce, ricordando che essa porta benefici anche alla Germania, E ha sostenuto che i problemi delle banche, che i suoi critici tedeschi attribuiscono alla politica dei tassi bassi dell’istituto di Francoforte, hanno altre cause, come deficienze del modello di business e della gestione del rischio. Nessun commento diretto al caso Deutsche Bank.
Esattamente quattro anni fa, Draghi si era presentato per la prima volta al Bundestag in una delle fasi più acute della crisi della zona euro, poco dopo la sua dichiarazuione che avrebbe fatto «tutto il necessario», «whatever it takes», per salvare l’euro. Da allora, molte cose sono cambiate e il banchiere centrale italiano ha rivendicato il ruolo della Bce nel contrastare il rischio di una nuova “Grande Depressione”. Le nostre politiche stanno funzionando, ha sostenuto, aggiungendo che continueranno finché l’obiettivo non sia raggiunto, una posizione che non avrà fatto piacere ai suoi interlocutori di ieri. Il clima dell’incontro con i parlamentari (ieri si trattava dei membri della Commissione affari europei) era peraltro meno teso che nel 2012, secondo un partecipante a entrambi gli incontri, anche se il dissenso di una parte dell’establishment politico e finanziario tedesco resta profondo.
Draghi ha badato soprattutto a dimostrare che la Germania, che secondo i suoi critici è “vittima” della politica della Bce, ne ha tratto invece importanti benefici. «Attraverso i nostri sforzi per riportare l’inflazione verso il 2% – ha detto nel suo discorso introduttivo – abbiamo contribuito a una crescita più alta e alla creazione di più posti di lavoro. In Germania, le esportazioni stanno beneficiando della ripresa nell’area dell’euro, la disoccupazione è al livello più basso dalla riunificazione, i salari sono aumentati notevolmente e il venture capital si sta riversando sulla Silicon Alley di Berlino».
L’argomentazione più ricorrente in Germania contro la Bce è che i tassi a zero penalizzano i risparmiatori. Draghi, pur dichiarandosi «sensibile» alle preoccupazioni dei risparmiatori, ha ribattuto che i tassi d’interesse reali, cioè al netto dell’inflazione, sono stati negativi anche in passato, come mostra uno studio della Bundesbank, e che la minor spesa per interessi delle famiglie tedesche è superiore ai minori introiti nel periodo fra il 2008 e il 2015. Ma l’effetto sui cittadini si estende ad altre aree: come contribuenti, per esempio, essi beneficiano dal fatto che il Governo ha risparmiato grazie ai minori interessi sul debito pubblico 28 miliardi di euro nel solo 2015.
I tassi risaliranno quando ci sarà la ripresa economica. «Abbiamo bisogno di tassi più bassi oggi per poterli avere più alti in futuro», ha osservato.
Ma il presidente della Bce ha voluto anche ribattere alle accuse del mondo finanziario tedesco che i bassi tassi danneggiano le banche, accuse cui hanno fatto eco ieri diversi deputati. Le banche, ha detto Draghi, se da un lato subiscono una compressione del margine d’interesse, dall’altro si avvantaggiano di minori costi di raccolta, dell’aumento del volume del credito e della minor rischiosità del portafoglio prestiti. Non sono i tassi bassi alla base dei problemi di alcune banche, ha spiegato, ma il loro modello di business o la gestione del rischio. Draghi ha evitato di menzionare Deutsche Bank, il cui caso è scoppiato nuovamente in questi giorni con la caduta del titolo in Borsa e le voci di aiuti pubblici in arrivo, più volte smentite, anche ieri, dal Governo, spiegando che non fa commenti su singole istituzioni. «Se una banca presenta rischi per il sistema dell’area euro – ha detto – questo non dipende dai tassi bassi».
Draghi ha approfittato dell’incontro con i parlamentari tedeschi per ribadire la linea che ha ripetuto incessantemente negli ultimi mesi, e cioè che la politica monetaria ha bisogno di essere accompagnata da altre misure per ottenere una crescita duratura: riforme strutturali (e in questo ha trovato d’accordo ieri il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble, spesso uno dei suoi critici più severi) e politica di bilancio. E qui il presidente della Bce ha voluto precisare che quando ha sostenuto, recentemente, che la Germania ha lo spazio nei conti per un’azione di stimolo fiscale, non ha voluto dire che Berlino debba dare il via a un aumento «irresponsabile» della spesa pubblica, ma utilizzare questo spazio in modo «attentamente mirato». Un richiamo più sfumato insomma di quello venuto più volte negli ultimi tempi anche dal Fondo monetario.

Alessandro Merli

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