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La Germania promette tagli alle tasse

La campagna per le elezioni tedesche del 2017 si è di fatto aperta con l’annuncio del bilancio federale per il prossimo anno, in cui il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha promesso tagli alle tasse dopo il voto.
In grave difficoltà sulla questione dei rifugiati, principale fattore dietro la sconfitta del partito del cancelliere Angela Merkel e dello stesso Schäuble, la Cdu, nelle regionali di domenica scorsa in Meclemburgo-Pomerania, il Governo punta sul buon andamento dell’economia e sui tagli di imposte per recuperare consensi. «Dal punto di vista economico, le cose nono sono mai andate così bene», ha detto il ministro nel presentare il progetto di bilancio al Bundestag, ricordando la disoccupazione ai minimi dalla riunificazione tedesca, cioè dall’inizio degli anni 90, e la crescita superiore alla media europea. Secondo stime diffuse ieri dal centro di ricerca Ifo, il surplus delle partite correnti toccherà i 310 miliardi di dollari nel 2016, favorito da un aumento delle esportazioni, superando la Cina, in calo, per tornare al primo posto nel mondo.
Ma il punto forte delle argomentazioni di Schäuble è l’eccellente stato dei conti pubblici, che consente di utilizzare i tagli di imposte in cambio di consenso elettorale. Anche nel 2016, e in tutti gli anni fino al 2020, il bilancio federale sarà in pareggio, senza l’assunzione di nuovo debito. Un risultato che è stato raggiunto nel 2014 per la prima volta dal 1969: il ministro ne ha fatto il totem del suo ruolo nella storia economica della Germania di questi anni. Entro la fine del decennio, il Governo conta anche di tagliare il rapporto fra debito pubblico e prodotto interno lordo al 60% previsto dalle regole europee. «La nostra politica di bilancio rappresenta la stabilità e l’affidabilità», ha detto il ministro nel suo discorso in Parlamento. La popolarità di Schaeuble nei sondaggi è al 65%, largamente al di sopra di quella della signora Merkel, scivolata bruscamente dal 75 al 45% negli ultimi mesi a causa dell’apertura ai rifugiati.
La crescita economica, che quest’anno dovrebbe attestarsi secondo le previsioni ufficiali attorno all’1,9%, e la bassa disoccupazione favoriscono entrate tributarie più robuste del previsto: nel 2020 dovrebbe salire a 349 miliardi di euro, contro 316 di quest’anno, un incremento del 10% circa. Questo lascia spazio a un aumento della spesa e a riduzioni delle imposte. Su quest’ultimo fronte, l’ala della Cdu più vicina agli ambienti economici tedeschi vorrebbe tagli per 30 miliardi di euro. Il ministro si è detto disponibile a realizzarne la metà, dopo le prossime elezioni, destinati soprattutto ai contribuenti con redditi bassi e medio-bassi. Questo per contrastare la percezione nell’elettorato, emersa anche nel voto di domenica scorsa, che le risorse pubbliche vengano impegnate soprattutto a favore dei rifugiati (lo scorso anno la spesa per l’accoglienza è stata di 5,3 miliardi di euro ed è destinata ad aumentare notevolmente quest’anno, quando a essa verrà dedicato quasi interamente il surplus di bilancio). Nel bilancio 2017 la spesa per i rifugiati sarà di circa 19 miliardi di euro. In linea con la posizione del cancelliere, che lo scorso anno ha dichiarato che la Germania “ce la farà” ad assolvere il compito dell’accoglienza (nel 2016 sono arrivate oltre un milione di persone), Schäuble ha detto ieri che «dobbiamo dimostrare che l’integrazione può funzionare».
Le altre voci principali di aumento della spesa pubblica, che aumenterà di poco meno del 4% circa nel 2017 sono gli investimenti nelle infrastrutture dei trasporti e digitali e nell’istruzione. Molti economisti ritengono che, dato il buono stato dei conti, l’aumento degli investimenti sia comunque insufficiente. Un sondaggio pubblicato alla vigilia dell’annuncio del bilancio ha rivelato che la maggior parte dei tedeschi vorrebbe vedere il surplus impiegato in maggior investimenti pubblici, invece che in tagli di tasse o aumenti di spesa.
Intanto, già a partire dal 1 gennaio 2017, il Governo introdurrà un ritocco sul lato delle entrate, destinando 2 miliardi di euro alla correzione del fiscal drag, che in Germania è definito “progressione fredda”.
I conti pubblici della Germania beneficiano enormemente della politica dei bassi tassi d’interesse della Banca centrale europea, che le autorità tedesche contestano vivacemente: secondo cifre dello stesso ministero dal 2008 al 2015, il risparmio nella spesa del Governo per gli interessi sul debito pubblico è stata di 122 miliardi di euro rispetto al previsto. Anche ieri Schaeuble ha però ripetuto che i bassi tassi sono «causa di preoccupazione», ma ha ammesso che potranno risalire solo con maggiore crescita in Europa, sostenendo peraltro che questa andrà ottenuta con riforme strutturali e non con un ulteriore stimolo monetario.

Alessandro Merli

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