Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

La Germania paga più cari i Bund

L’asta del bund decennale di ieri? Ha una duplice interpretazione. Da un lato, può considerarsi il saggio d’aggiudicazione dell’1,56% (l’1,4% nel precedente collocamento) come il segnale di ritorno alla normalità. Gli investitori, cioè, pretendono anche da Berlino un premio al rischio.
Dall’altro, però, la forte domanda (il bid to cover ratio è salito a 1,7) può essere l’indicazione del ritorno alla cautela. Vale a dire, il mercato ha sì ridotto lo stress sui debiti periferici Ue di Italia e Spagna. E, però, non si fida: vede all’orizzonte le incognite del secondo round sul «fiscal cliff» Usa e delle elezioni politiche italiane. Così, a fronte di una potenziale offerta massima di 5 miliardi, le richieste degli operatori hanno raggiunto i 6,68 miliardi. Berlino, alla fine, ha deciso di collocare 4 miliardi in Bund.
In un simile duplice scenario, sorge la domanda: qual è l’ipotesi più plausibile? La realtà sta nel mezzo. Cioè, il rally messo a segno da BTp (e Bonos) ha giustificazioni anche strutturali: non è, insomma, solo opportunismo legato alla rete di protezione della Bce. E, tuttavia, la ricomparsa del «risk off» non può esclusivamente ricondursi a ragioni tecniche. La stessa emissione sotto la pari del Bund (99,41 punti) indica che gli operatori scommettono su un guadagno in conto capitale. Vale a dire, prevedono il rialzo del titolo. Una tesi plausibile: ieri, sul mercato secondario, proprio il Bund decennale ha chiuso con un saggio dell’1,49%, in calo su martedì.
A ben vedere, la discesa del rendimento è stata replicata anche in quel di Roma: qui il saggio del BTp, in chiusura, si è fermato al 4,17% (4,21% due giorni fa). Così, grazie al mix dei due ribassi, lo spread del BTp ha archiviato la seduta praticamente invariato a quota 268, rispetto ai 270 punti base di martedì scorso.
Fin qui la relazione tra Bund e buono italiano. Tuttavia, ieri era attesa un’altra asta: quella dei buoni portoghesi. Ebbene, Lisbona ha collocato 2,5 miliardi di titoli a breve, con tassi in netto calo. Il saggio dell’emissione a 18 mesi, ad esempio, è sceso all’1,9% contro il precedente 2,99%.
Di fronte a questi numeri quale, però, la reazione delle Borse? I principali listini Ue, per gran parte della seduta, hanno viaggiato in negativo. Poi alcuni, in concomitanza con il dato sulla produzione industriale Usa di dicembre (+0,3%), hanno rialzato la testa. Lo scatto ha permesso a Francoforte (+0,2%) e Parigi (+0,3%) di chiudere in positivo. Milano (-0,7%) e Madrid (-0,23%), invece, hanno solamente ridotto le perdite. Un andamento nervoso, insomma, che ha contraddistinto anche il cambio euro-dollaro. Qui, evidentemente, ha pesato l’onda lunga delle dichiarazioni di Jean-Claude Juncker. Il presidente dell’Eurogruppo, nella serata di martedì, aveva indicato le quotazioni della moneta unica troppo elevate. Un rischio per la ripresa nell’Ue dell’economia. Quella stessa economia che, in Germania, è prevista rallentare ulteriormente nel 2013. Risultato? L’euro ha chiuso in leggero calo a 1,32 sul dollaro.

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Investimenti nel biometano e metano sintetico. Ma anche nell’idrogeno verde. Con una particolare ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Una superlinea con una capacità produttiva fino a 400 mila vetture all’anno e quattro nuovi mode...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Stappa lo champagne Ursula von der Leyen che tiene a battesimo la prima emissione degli eurobond de...

Oggi sulla stampa