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La GdF punta ai controlli sui big

Controlli puntati sulla qualità e non sulla quantità mediante valutazione delle adesioni ai verbali, delle imposte riscosse e dei sequestri preventivi proposti ed ottenuti dall’Autorità giudiziaria. Sembra essere questa la novità più rilevante contenuta nella corposa direttiva emanata dal Comando generale della GdF sulle linee programmatiche delle verifiche fiscali e dei controlli che dovranno essere svolti dalla unità operative nel 2013.
Il documento, come ogni anno, disciplina i controlli nei settori di competenza delle Fiamme Gialle finalizzati non soltanto al contrasto dell’evasione, ma anche alla repressione degli illeciti in danno della spesa pubblica nazionale e comunitaria.
Rispetto al passato, emerge in modo evidente, l’attenzione rivolta alla qualità dei controlli: l’attenzione dei verificatori e dei comandanti ai vari livelli, cioè, non dovrà più essere rivolta ai soli “numeri” in termini di controlli eseguiti e, soprattutto, di base imponibile e imposte proposte per il recupero a tassazione, ma alla qualità delle violazioni contestate.
A tal fine vengono introdotti nuovi indicatori che non hanno il fine di creare graduatorie di merito tra i Reparti della GdF ma di consentire ai vari livelli l’approfondimento di situazioni che rappresentano “anomalie”, per verificare se esse siano fisiologiche ovvero sintomatiche di criticità dell’attività svolta.
Si abbandona così, dopo tanti anni, il concetto di ricavi non dichiarati per passare al concetto di base imponibile netta al cui interno, ad esempio, dovranno essere considerati anche i costi da riconoscere agli evasori totali.
Altro indicatore di rilievo è rappresentato dal rapporto tra accertato e constatato al fine di individuare quali violazioni constatate dalle unità operative del Corpo siano poi ignorate (e per quali ragioni) dall’agenzia delle Entrate. Infine l’efficacia dei controlli svolti da misurare attraverso i sequestri preventivi eseguiti e proposti all’autorità giudiziaria, l’ammontare delle adesioni ai Pvc e il riscosso derivante da attività di accertamento connesso ai Pvc.
Sotto il profilo strettamente tributario è previsto un numero minimo di verifiche ai fini delle imposte dirette e dell’Iva per le imprese, divise in tre fasce in relazione al volume di affari.
La terza fascia interessa le aziende con volume di affari oltre i 100 milioni di euro. Dalle statistiche degli scorsi anni le verifiche in questa fascia sono risultate le più remunerative in termini di recupero di imponibile evaso. Del tutto marginali, invece, i controlli effettuati ai fini doganali, dell’Iva intracomunitaria e delle accise.
La seconda fascia include le imprese con volume di affari tra i 5.164.569 euro e 100 milioni.
In questo ambito, in collaborazione con l’agenzia delle Entrate devono essere coordinati piani di intervento elaborati su analisi di rischio a livello locale. Gli interventi potranno consistere nell’esecuzione di verifiche o controlli ai fini delle imposte sui redditi e dell’Iva, ovvero verifiche in materia doganale ai fini delle accise o dell’Iva intracomunitaria.
La prima fascia comprende le imprese di minori dimensioni, con volume di affari fino a 5.164.568 euro, nei cui confronti sono previste circa 17.000 verifiche fiscali da eseguirsi solo nei settori delle imposte sui redditi e dell’Iva. All’interno di quest’ultima fascia è ricompresa la quasi totalità dei professionisti nei cui confronti è disposto uno specifico piano di intervento.
Non mancano poi anche quest’anno il contrasto al lavoro sommerso e circa 520mila controlli strumentali di cui 400mila in materia di scontrini e ricevute, 100mila sul trasporto merci (di questi 20mila sulla circolazione dei prodotti sottoposti ad accisa) e 20.000 su indici di capacità contributiva.

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