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La Gdf affila l’arma del sequestro

di Francesco Falcone e Antonio Iorio

La Guardia di finanza preme l'acceleratore della lotta all'evasione fiscale puntando sui reati tributari e la confisca per equivalente. Il sistematico interessamento della Procura della Repubblica – in presenza degli estremi penali – ha lo scopo di aumentare i sequestri dei beni in funzione della confisca obbligatoria dei valori corrispondenti alle imposte evase. Il Pm infatti, sin dalla fase delle indagini preliminari può chiedere al Gip il sequestro preventivo di beni e disponibilità proprio in previsione della confisca che potrà scattare al momento della condanna.

È questa la direttiva impartita dal Comando generale delle Fiamme gialle ai reparti territoriali nell'ambito della programmazione dell'attività per l'anno in corso (si veda il Sole 24 Ore del 31 marzo e del 1° aprile).

L'identikit

Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti per determinati reati, l'articolo 322-ter del Codice penale prevede che venga sempre ordinata la confisca dei beni che ne costituiscono il profitto o il prezzo – salvo che appartengano a persona estranea al reato – oppure, quando questa non è possibile, la confisca dei beni di cui il reo ha la disponibilità per un valore corrispondente. Con l'articolo 1, comma 143, della finanziaria 2008 (legge 244/2007), l'istituto è stato esteso, in quanto applicabile, anche ai reati tributari fatta eccezione per il delitto di occultamento e sottrazione di scritture contabili. L'estensione della possibilità di aggredire l'«equivalente» si è resa necessaria perché le ordinarie ipotesi di confisca previste dal Codice penale per tutti i reati erano spesso inapplicabili in materia tributaria: esse infatti prevedono un necessario rapporto di pertinenzialità tra prodotto, profitto e prezzo, da un lato, e reato, dall'altro. Cosa pressoché impossibile in tutti i casi in cui il vantaggio illecito è costituito da un risparmio di spese e non da un arricchimento, e quindi i beni sono già presenti nel patrimonio dell'evasore.

La persona estranea

La confisca non può essere eseguita se i beni appartengono a persona estranea al reato. A questo proposito occorre segnalare che la responsabilità penale è personale e in materia penale tributaria non ricorre la responsabilità delle persone giuridiche (ex Dlgs 231/2001). Ne consegue che in presenza di violazioni penali tributarie commesse da società il "reo" è di norma il rappresentante legale dell'azienda o la persona fisica che ha materialmente commesso la violazione (in genere il rappresentante legale), ma il beneficio indebito (almeno nelle realtà di grandi dimensioni) viene in genere conseguito dall'impresa e non dal singolo. Si verifica quindi da un lato che la società risulta soggetto estraneo, mentre il reo persona fisica non ha tratto dall'illecito profitti da sottoporre a confisca.

Il concorso di persone

Si può verificare che nella realizzazione del reato tributario abbiano concorso terze persone: è il caso ad esempio del consulente che ispira e suggerisce la condotta illecita del contribuente. La confisca per equivalente e, di conseguenza, l'eventuale sequestro preventivo, può in questo caso interessare anche altre persone oltre a chi ha materialmente commesso l'illecito. Poiché la giurisprudenza (si veda l'altro articolo) ritiene in modo pressoché univoco che la confisca abbia carattere afflittivo e sanzionatorio, secondo l'orientamento prevalente il sequestro può riguardare ciascuno dei concorrenti per l'intera entità del profitto accertato, salvo l'eventuale riparto tra i vari concorrenti che costituisce fatto interno a questi ultimi e che non ha alcun rilievo penale. Il provvedimento di confisca, invece, non può eccedere, per ciascuno dei concorrenti, la misura della quota di prezzo o profitto attribuibile a ciascuno.

 

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