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La galassia dei lavori autonomi cerca aiuti per il reddito perso

Circolari, Faq, decreti, istanze online. E siamo a fine marzo. Mentre ancora si lavora per mettere a punto i meccanismi di aiuto del Dl “cura Italia”, già si pensa al “decreto Aprile”. Con una prima certezza, emersa in questi giorni di lockdown: il mondo del lavoro autonomo è estremamente esposto all’impatto economico della serrata e – al tempo stesso – difficile da inquadrare, perché dietro una singola partita Iva individuale possono nascondersi molti modelli di lavoro diversi.

Solo giovedì scorso è arrivata, ad esempio, la conferma ufficiale del Mef che l’indennità di 600 euro per il mese di marzo può essere chiesta anche dai soci lavoratori di Snc e Srl, iscritti alle gestioni speciali dell’Ago (artigiani o commercianti). Figure che – in effetti – ricadono nel lavoro autonomo, pur operando in forma societaria.

Disparità da correggere

Tra i 4,75 milioni di partite Iva, restano però esclusi dall’indennità di 600 euro gli iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria, con la sola eccezione della gestione separata Inps. Un vincolo che taglia fuori oltre un milione di iscritti a casse e forme previdenziali autonome, ma non gli agenti di commercio con l’Enasarco, sui quali il Mef ha fatto dietrofront sabato, modificando le Faq sul proprio sito.

Per gli esclusi resta il cosiddetto reddito di ultima istanza, che andrà comunque richiesto alle Casse, alle quali – con il Dm Lavoro-Economia firmato sabato – sono stati riservati 200 dei 300 milioni disponibili. Una somma che basterà a coprire circa 330mila domande, per un importo di 600 euro mensili, e che sarà assegnata in base a limiti di reddito (si veda l’articolo nella pagina a fianco).

Sotto l’ombrello del reddito di ultima istanza, però, dovranno ripararsi anche gli altri soggetti privi di tutela che – a causa dell’emergenza – hanno sofferto cali dell’attività. Comprese, forse, oltre 850mila colf e badanti, per le quali il provvedimento annunciato dal ministero potrebbe prevedere un’estensione.

L’esperienza di queste prime settimane di lockdown insegna che il “danno economico” è fortissimo, ma non uniforme. C’è la boutique di abbigliamento che tiene giù la serranda e ha il magazzino pieno. C’è il negozio di alimentari che resta aperto o si destreggia con le consegne a domicilio. L’architetto completamente fermo con i cantieri chiusi. Il programmatore informatico che – bene o male – continua a lavorare, pur senza acquisire nuovi clienti. L’ingegnere che fa il consulente e resta attivo, ma si è visto congelare i pagamenti.

Alcuni di questi soggetti potranno chiedere l’indennità di 600 euro (il titolare della boutique, il programmatore). Altri, invece, dovranno sperare nel reddito di ultima istanza e affidarsi alla propria cassa di previdenza (l’architetto, l’ingegnere).

I limiti degli aiuti disegnati dal “cura Italia” sono evidenti, come ha rilevato anche la Banca d’Italia al Senato: la misura per le partite Iva è «una tantum, non proporzionale al reddito e indipendente da un eventuale calo dell’attività». L’esclusione dei professionisti ordinistici rischia di creare «disparità di trattamento» per le casse che non hanno ammortizzatori sociali adeguati. E poi – aggiunge Bankitalia – bisogna chiarire se gli aiuti spettano anche agli autonomi «di fatto inattivi» prima dell’emergenza.

L’Inps finora ha affermato che serve una partita Iva attiva al 23 febbraio. Ma potrebbero esserci molte situazioni borderline, tra chi l’ha aperta poco dopo, chi stava per aprirla e non lo ha fatto e così via. In condizioni normali, si aprono mediamente 40-45mila partite Iva al mese.

Verso il «decreto Aprile»

Il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, ha dichiarato che il sostegno ai lavoratori autonomi «potrebbe essere potenziato» nell’annunciato “decreto Aprile” eliminando «ogni sperequazione tra le categorie». Parole che si sposano con quelle di Bankitalia,che suggerisce di parametrare i prossimi aiuti al calo di lavoro e di reddito – anche per territorio e settore – tenendo conto dell’imponibile fiscale degli anni precedenti. Un po’ quello che è stato studiato nel Regno Unito, dove – tra le altre misure – ai liberi professionisti con determinati guadagni si è proposto di accreditare in automatico un assegno mensile proporzionato alle dichiarazioni reddituali degli anni precedenti.

Al Fisco italiano non mancherebbero certo i dati per imitare gli inglesi, risorse permettendo. E, di sicuro, anche adesso c’è uno sforzo di semplificazione: ad esempio, l’indennità di 600 euro potrà essere chiesta con la sola prima parte del Pin Inps. È chiaro, però, che la sfida del “decreto Aprile” non sarà solo quella di varare norme semplici e prive di disparità di trattamento. Il vero obiettivo sarà assicurare liquidità immediata agli autonomi, per evitare danni peggiori all’economia e alle famiglie.

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