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La fusione Fca-Psa verso un’indagine dell’Antitrust europea

Il semaforo verde dell’antitrust di Bruxelles sul matrimonio tra Fca e Psa potrebbe non accendersi il 17 giugno, ma slittare a dopo l’estate. L’unione tra i due gruppi potrebbe essere oggetto di un’indagine approfondita da parte dell’autorità europea. Una decisione che sarà ufficializzata dalla Commissione nei prossimi giorni e che viene riportata dal Financial Times citando alcune fonti comunitarie. Le due aziende non commentano le indiscrezioni.
La scelta della Ue dipenderebbe dal fatto che le società non avrebbero fornito entro i tempi stabiliti — la mezzanotte di ieri — i rimedi per risolvere la concentrazione che con la fusione si verrebbe a creare nel settore dei piccoli van, uno dei segmenti più redditizi. Unendo le divisioni, Fca e Psa controllerebbero un terzo del mercato europeo. In particolare nel 2019 il mercato europeo dei veicoli commerciali leggeri, che comprende quelli fino a 3,5 tonnellate, è stato di 2,35 milioni di unità. La quota di Fca (10,8%) sommata a quella dei diversi marchi del gruppo Psa (Peugeot 9,9%; Citroën 8,5 e Opel 4,5) raggiungerebbe il 33,7% e sarebbe la più consistente. L’anno scorso il leader di mercato Ford si era infatti fermato al 16,4%, seguito da Renault con il 13,8 e Volkswagen con il 13,4.
Fca e Psa sono già alleate da tempo in questo settore e producono nello stabilimento abruzzese di Atessa di proprietà della joint venture Sevel. In Italia dove vengono assemblati il Fiat Ducato, il Peugeot Boxer e il Citroën Jumper. «Le due società sarebbero state riluttanti a vendere le divisioni, che sono molto redditizie», riporta il quotidiano finanziario.
Lo slittamento della decisione da giugno a dopo l’estate rallenterà i tempi della fusione? La risposta pare negativa. L’indagine approfondita non pregiudica l’esito di operazioni di questo tipo e viene sempre considerata come uno dei passaggi possibili di un processo di via libera molto complesso. Il traguardo per l’unione di Fca e di Psa rimane dunque il primo trimestre del prossimo anno. L’indagine servirà ad aprire un dialogo tra le aziende e Bruxelles e a trovare i giusti rimedi. Fonti della Ue sottolineano che non sarà difficile trovare una soluzione per arrivare al via libera dopo una verifica approfondita che durerà da un minimo di 90 giorni lavorativi ad un massimo di 105.
Martedì, intanto, ripartirà la produzione della Panda nello stabilimento di Pomigliano d’Arco. L’azienda lo ha comunicato ai sindacati dopo che aveva deciso di non far ripartire la linea di produzione per la mancanza di ordini. Il mercato rimane debole, ma l’attività riparte. «Un’importante segnale di ripresa dopo il periodo di chiusura per Covid », dice Raffaele Apetino della Fim-Cisl. A Pomigliano, dove torneranno al lavoro i due terzi dei 4.500 addetti, non si produce solo la versione classica, ma la Panda Easy Hybrid lanciata a febbraio. «Il futuro dipenderà dalla tenuta del mercato — dice Gianluco Ficco della Uilm — è sempre più urgente che il governo vari incentivi per sostenere il settore auto».

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