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La frenata di Draghi “Regole Ue già flessibili” Fmi: Bce acquisti titoli

Mentre in Europa infuria il dibattito sulla flessibilità, e l’Italia centra il nuovo record del debito pubblico a 2166,3 miliardi (dato di maggio), Mario Draghi è intervenuto ieri davanti alla Commissione Affari economici del Parlamento europeo per contrastare ogni ipotesi di allentamento della disciplina di bilancio. «L’idea di spendere per uscire dalla crisi non è praticabile perché uno dei motivi della crisi è stato proprio il debito elevato», ha avvertito il presidente della Bce, insistendo che la sola via per rilanciare la competitività è quella delle riforme strutturali. «Pensare che la flessibilità sia l’unico modo per far ripartire la crescita è limitato. Le norme attuali hanno già la flessibilità necessaria, ma essa deve essere definita attentamente. A quali condizioni si può applicare a un Paese? Deve essere in corso una profonda riforma strutturale che consenta di valutare il suo impatto sul bilancio. A questo proposito noi alla Bce parliamo di “consolidamento di bilancio favorevole alla crescita”. Questo significa meno spese, specie se improduttive. Il che può portare a più investimenti, ma soprattutto a meno tasse». Il presidente della Bce ha anche avvertito del pericolo di un annacquamento del Patto di Stabilità: «Dovremmo prestare attenzione a non tornare indietro rispetto al rafforzamento del quadro di regole» che rischiano di essere viste «come non più credibili». Draghi ha quindi ripreso il tema della necessità di un coordinamento delle riforme strutturali, già presentato a Londra. «L’Unione monetaria è una struttura incompleta. Ci vogliono decisi passi avanti nella gestione comune delle riforme strutturali».

Interrogato dall’eurodeputata Sylvie Goulard sulla possibilità che possa lasciare la Bce (per una candidatura alla Presidenza della Repubblica) Draghi ha smentito in modo molto secco (le voci false sarebbero «interessate»). Più in generale ha confermato le previsioni di una crescita «moderata», sostenuta dai consumi interni. Ma ha avvertito che i fattori di rischio restano intatti. Tra questi, sia la inadeguatezza delle riforme strutturali in alcuni Paesi (che non ha menzionato), sia l’eccessivo apprezzamento della moneta. «Il tasso di cambio non è obiettivo della politica della Bce – ha spiegato -Tuttavia rimane un importante fattore dell’inflazione nell’area euro. L’apprezzamento che c’è stato a partire da metà 2012 ha avuto un impatto sulla stabilità dei prezzi. Nel contesto attuale, un tasso di cambio elevato è un rischio per la sostenibilità della ripresa».
Ieri intanto il Fondo monetario ha lanciato un appello alla Bce perché, di fronte al rischio di una inflazione troppo bassa, estenda la sua politica di acquisto di bond statali. «Il modo più efficace per acquistare attività finanziarie è per la Bce l’aumento quantitativo del suo bilancio attraverso l’acquisto di titoli del debito sovrano. La Bce – comprando titoli sovrani in proporzione al proprio capitale – potrebbe ridurre i rendimenti sui titoli di Stato favorendo un aumento dei prezzi di bond societari e azioni, e dunque un aumento della domanda e delle aspettative inflazionistiche».
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