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La frenata dei primi della classe

Nessuno è al sicuro. Mentre la Grecia continua a tenere i mercati con il fiato sospeso neppure i primi della classe della Zona Euro possono dormire sonni tranquilli. Germania, Francia, Olanda e Austria non sono rimasti immuni alla crisi e – secondo le stime della Commissione Ue – si lasceranno alle spalle il 2012 con un forte arretramento del Pil. La locomotiva tedesca rallenterà la corsa e passerà dal 3% del 2011 allo 0,8%, la Francia dovrà accontentarsi dello 0,2% dopo il rialzo dell’1,7% lo scorso anno. L’Austria frenerà allo 0,8% dal 2,7% e l’Olanda scivolerà in territorio negativo (-0,3%) dopo l’1% del 2011. I migliori non brillano più nemmeno nelle pagelle delle agenzie di rating, dove ormai solo Berlino e l’Aja possono fregiarsi della tripla A da parte di tutte e tre le “sorelle” Moody’s, Standard and Poor’s e Fitch.
«In un’area con un’unica moneta e un mercato interno – spiega l’economista del Ceps, Cinzia Alcidi – è in atto un processo di aggiustimento inevitabile, una sorta di convergenza verso il basso, con le economie europee che stanno cercando un nuovo equilibrio». Il rischio di un forte contagio dalla crisi dei quattro ex allievi modello, fa notare l’economista di Barclays Capital Fabio Fois, «è limitato rispetto ai Paesi periferici perché la struttura della loro economia mostra fondamentali più solidi, come il debito pubblico a livelli non elevati e un ritmo di crescita debole ma non troppo bassa, in particolare nel medio periodo». Vietato però adagiarsi sugli allori perché tutti e quattro mostrano alcuni punti deboli che non devono essere sottovalutati.
In Germania, tradizionale “formica” dell’Eurozona, spiega l’economista tedesco del Diw Berlin Ferdinand Fichtner «la spia luminosa accesa è quella della domanda interna. Le famiglie hanno paura e contraggono ancor di più i consumi». Anche lo Stato, impegnato a rispettare la regola del pareggio di bilancio, congela gli investimenti, che dovrebbero calare del 3% quest’anno dopo un balzo del 7% nel 2011. L’altro potenziale tallone di Achille – la fiducia debole – per ora concede una tregua: dopo sei mesi di calo l’indice Ifo, barometro delle imprese, ha ricominciato a salire. «Segno che – aggiunge Fichtner – il Paese mostrerà un rallentamento ma non una debolezza sostenuta».
Ad accendere un faro sulla Francia è stata la copertina shock dell’Economist di una settimana fa che l’ha definita «la bomba ad orologeria nel cuore dell’Europa». La definizione «è eccessiva – commenta l’economista del Ceps Cinzia Alcidi –, ma è vero che il Paese ha alcuni problemi da risolvere, come la bassa competitività. Il governo Hollande ha annunciato misure che vanno nella giusta direzione, ma occorre passare dalle parole ai fatti». Un altro ostacolo è l’enorme montagna della spesa pubblica: il 55,9% rispetto al Pil contro una media dell’area del 49,4 per cento. Altri indizi di vulnerabilità sono il livello di deficit fuori rotta e la disoccupazione elevata. Segnali di malessere che secondo alcuni osservatori potrebbero fare retrocedere Parigi nel club dei Paesi periferici, al pari di Italia o Spagna. «La Francia – puntualizza però Fois – resta la quinta economia mondiale, con numerosi punti di forza, primo tra tutti l’alto livello di risparmio delle famiglie. Per questa ragione non può essere assimilata ai Paesi della periferia dell’area».
Il termometro della crisi è salito nel terzo trimestre in Olanda, quando a sopresa il Pil è arretrato dell’1,1 per cento sulla scia di un crollo degli investimenti del 3 per cento. Così l’Aja, ora alle prese con un piano di austerity imposto dal governo di coalizione tra liberali e laburisti, si è scoperta improvvisamente fragile. Il fronte più vulnerabile è quello dell’indebitamento delle famiglie che veleggia intorno al 120% del Pil, secondo solo a quello di Cipro e il doppio rispetto alla media Ue. «L’Olanda – dice Silvio Peruzzo, senior European economist di Nomura – è un’economia aperta e flessibile, che spesso anticipa le tendenze del resto dell’Eurozona. Per questo deve essere monitorata con attenzione, perché potrebbe fornire indizi sui possibili sviluppi della crisi». Anche l’Austria è scivolata in territorio negativo nel terzo trimestre (-0,1%). «Si tratta – spiega Alcidi – di un’economia piccola, spesso considerata un satellite della Germania. Il suo nervo più scoperto è la forte esposizione del sistema bancario verso i Paesi dell’Est Europa. Finora quest’area è riuscita a fronteggiare i venti contrari, ma se dovesse rallentare lo scossone si farebbe sentire anche a Vienna».

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