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La frenata asiatica gela le Borse

Dopo il rally di venerdì scorso, innescato dai positivi dati sull’occupazione americana, ieri sui mercati è prevalsa una certa cautela, dettata soprattutto dall’incertezza per una serie di appuntamenti molto attesi. In primo luogo l’Eurogruppo in cui si tornerà a parlare di crisi dei debiti sovrani. Ieri c’è stato il primo incontro in cui, tra l’altro, è stato il debutto ufficiale del fondo salva-Stati Esm, uno dei cardini della strategia anti-crisi messa in atto dai governi europei. Sui mercati poi si attende con ansia la stagione delle trimestrali delle società quotate americane che si aprirà questa settimana con i conti del colosso dell’alluminio Alcoa.
In questo contesto, peraltro viziato dalla scarsa liquidità legata alla festività del Columbus Day negli Stati Uniti (ieri il mercato obbligazionario americano era chiuso), ha aggiunto ulteriore pessimismo la revisione al ribasso delle stime di crescita dell’area Asia-Pacifico da parte della Banca mondiale. L’istituto di Washington ha stimato una crescita dell’est Asia del 7,2% quest’anno e del 7,6% nel 2013, in calo rispettivamente dal 7,6% e all’8% previsto in precedenza. Pesa in particolare l’andamento del Pil della Cina, seconda economia del mondo, che dovrebbe crescere del 7,7% nel 2012 (dall’8,2% stimato a maggio) e dell’8,1% nel 2013 indebolita dal calo della domanda estera. Non stupisce quindi la performance negativa dei listini: Piazza Affari, che venerdì scorso aveva chiuso meglio delle altre europee, ieri è stata la peggiore con un calo dell’1,98% sul Ftse Mib. Le vendite in ogni caso sono state sostenute anche a Francoforte (-1,44%) e Parigi (-1,46%) mentre hanno registrato ribassi più contenuti Londra (-0,5%) e Madrid (-0,8%). In rosso anche Wall Street (-0,31% l’S&P500 -0,76% il Nasdaq) appesantita dal -2,21% di Apple , primo titolo per capitalizzazione, che ha pagato le notizie di nuove tensioni sindacali nello stabilimento cinese di Foxxcon.
A differenza dell’azionario, per il mercato dei bond sovrani è stata una giornata relativamente tranquilla. Spread e rendimenti sui titoli italiani sono risaliti, ma di poco: sul decennale il tasso è passato dal 5,052% al 5,065% con un differenziale rispetto all’analogo tedesco di 359 punti (5 in più rispetto all’apertura). Si sono ridotti invece rendimenti e spread sui titoli spagnoli, soprattutto sulle brevi e brevissime scadenze.
Sulla possibile richiesta di aiuti a Madrid peraltro le incognite restano ancora tutte sul tavolo. Se la scorsa settimana sembrava che il salvataggio fosse «imminente», ad oggi c’è ancora molta incertezza sulla tempistica. Gli analisti di Credit Suisse, in un recente report, hanno fissato come la seconda metà di novembre come periodo più probabile.
Tra gli operatori però c’è anche il timore che, per evitare le «dure condizioni» che gli verrebbero imposte in cambio di un intervento congiunto di fondo Esm e Bce, il governo Rajoy possa procrastinare troppo. «L’intervento di Draghi è servito a guadagnare tempo – commenta Domenico Rizzuto di DR Finance Consulting – ma se la Spagna ne approfitta prendendosene più del necessario, c’è il rischio che una situazione precaria, diventi ancora più precaria. Insomma che il problema si ingigantisca troppo come nel caso della Grecia».

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