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La Francia attacca Barroso: si dimetta

L’uomo più inviso ai socialisti francesi ha un nome e un volto: José Manuel Barroso, presidente della Commissione europea. Da quando ha definito «reazionaria » la posizione francese sull’eccezione culturale, che ha obbligato l’Ue a ritirare il settore audiovisivo dal negoziato per un’area di libero scambio con gli Usa, è diventato oggetto di polemiche e contumelie. Che ieri sono cresciute di tono: la portavoce del governo, Najat Vallaud-Belkacem, ha detto che l’esecutivo condivide nel merito le critiche a Barroso. A niente sono serviti gli inviti alla calma del ministro degli Esteri, Laurent Fabius, e dello stesso François Hollande: i socialisti vedono nella Commissione e nel suo presidente l’incarnazione di quell’Europa dell’austerità che tanto costa loro in termini di popolarità e di voti.
Tutto è partito da quell’aggettivo, reazionario, impiegato da Barroso, diplomaticamente fuori posto e politicamente discutibile. Hollande glielo ha detto subito, durante una spiegazione a quattr’occhi a Bruxelles. Ma la polemica è ripartita domenica, dopo il ballottaggio per rimpiazzare in parlamento l’ex ministro del Bilancio, Jérôme Cahuzac, colto in flagrante delitto di evasione fiscale e di conto in Svizzera. Il candidato socialista è stato eliminato al primo turno, quello del Fronte nazionale ha sfiorato l’elezione, battuto di un soffio da un moderato. Un caso che ha messo in luce l’emorragia di voti socialisti verso l’estrema destra, la disaffezione dell’elettorato progressista, deluso da Hollande. Il ministro dell’Industria e leader dell’ala sinistra del partito, Arnaud Montebourg, ha attaccato a testa bassa: «La Commissione è il carburante del Fronte nazionale». Per il suo atteggiamento sull’eccezione culturale, certo, ma Montebourg aveva in mente anche l’insistenza diBruxelles sulle riforme strutturali, sul deficit eccessivo, sulla lentezza della Francia nell’adattarsi al mondo contemporaneo.
Il governo ha sostenuto Montebourg. Non nel modo di esprimersi del ministro, ma nella sostanza: «I governi e i popoli che rappresentano hanno un loro ruolo sulla scena europea», ha detto la Vallaud- Belkacem. Molto più duro il commento di Claude Bartolone, presidente dell’Assemblea nazionale: «Barroso è un uomo superato. Incarna un’Europa che non corrisponde più al mondo attuale ». Il capogruppo dei deputati ha rincarato: «Sarei contento se desse le dimissioni domani».
Molto più prudente Fabius, che ha invitato i suoi compagni di partito alla calma: «Il dibattito sì, il pugilato no. Non bisogna personalizzare ». E anche nel merito Fabius è in disaccordo: secondo lui, il voto in favore dell’estrema destra ha altre cause, non è dovuto alle scelte di Barroso. Hollande, dal canto suo, ha invitato Bruxelles a fare di più per la crescita.
La disputa, tuttavia, va al di là di un contenzioso Parigi-Bruxelles. Sullo sfondo, infatti, si staglia la scelta del prossimo presidente della commissione, in programma l’anno prossimo. La sinistra ha un candidato ufficioso, Martin Schulz, presidente dell’Europarlamento: attaccare a testa bassa Barroso serve anche a dare una manoal socialdemocratico tedesco.
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