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La formazione è il vero sostegno

Il ”decreto Sostegni” (dl n. 41 del 22 marzo 2021), approdato finalmente in Gazzetta ufficiale, ha riproposto agli operatori le ormai note misure emergenziali: tra gli altri, un nuovo contributo al fondo perduto, la proroga di qualche rata della ‘Rottamazione-ter’ e del ‘Saldo e stralcio’ e la cancellazione per i contribuenti con redditi sino a 30.000 dei carichi affidati all’Agente della riscossione nel periodo 01/01/2000 – 31/12/2010 di importo fino a 5.000 .

Degne di menzione sono le norme rivolte ai lavoratori autonomi, ivi compresi i professionisti.

In primo luogo, per i professionisti è soppresso ogni ostacolo alla fruizione del contributo a fondo perduto. La misura in oggetto è infatti finalmente rivolta a tutti i soggetti che svolgono «attività d’impresa, arte o professione» e che abbiano subito perdite di fatturato, tra il 2019 e il 2020, pari ad almeno il 30%, calcolato sul valore medio mensile. È finalmente soppressa l’aberrante discriminazione che aveva impedito a decine di migliaia di professionisti di accedere a questa rilevante misura di sostegno. È così contestualmente superato anche il criticato meccanismo del ‘Reddito di ultima istanza’.

In secondo luogo, è incrementato da 1 miliardo a 2 miliardi e mezzo di euro il ‘Fondo per l’esonero dai contributi previdenziali’ dovuti dai lavoratori autonomi e dai professionisti, introdotto dalla legge di bilancio 2021. Il Fondo in oggetto servirà a finanziare l’esonero parziale dal pagamento dei contributi previdenziali dovuti dai lavoratori autonomi e dai professionisti, iscritti all’Inps o alle rispettive casse di previdenza privatizzate, aventi reddito complessivo di 50.000 nel 2019 e che hanno subito un calo di fatturato del 33% nel 2020 rispetto al 2019. Secondo la Relazione tecnica al ‘decreto Sostegni’ la misura in oggetto sarà destinata ad un taglio dei contributi per professionisti e autonomi di 3.000 per professionista.

Pur nel limitato beneficio economico delle misure, esse rappresentano un primo segnale importante che va nella (giusta) direzione di attribuire maggiore dignità alle suddette categorie professionali.

E di sicuro, i professionisti avevano bisogno di questo segnale dopo una normativa emergenziale che ha dimostrato (semmai ce ne fosse bisogno) l’esistenza di una distanza, ormai siderale, che separa il mondo delle professioni dalla politica e dal legislatore. La normativa emergenziale ha infatti completamente dimenticato i professionisti i quali, nonostante tutto, hanno continuato a supportare costantemente le Pmi negli adempimenti e nelle attività quotidiane, pur nella caotica proliferazione della normativa emergenziale.

L’emergenza epidemiologica ha dunque fatto tristemente emergere la debolezza del mondo delle professioni davanti ad una legislazione estremamente caotica e incerta ma anche di un’amministrazione, a vari livelli, non sempre ‘amica’. Come dimenticare, ad esempio, una recente risposta da interpello dell’Agenzia delle entrate, mediante la quale è stato affermato che la chiusura a causa del contagio da Covid-19 dello studio professionale non costituisce causa di «forza maggiore» o un «evento eccezionale e imprevedibile», con la conseguenza che se uno studio professionale è posto in «quarantena» obbligatoria a causa di una gravissima ed imprevedibile pandemia mondiale, le scadenze fiscali vanno comunque rispettate, pena l’applicazione di sanzioni?

Ben venga allora, finalmente, un ‘contributo’ economico ai professionisti. Si ritiene, tuttavia, che il ‘rilancio’ della professione non passi (solo) per un ‘sostegno’ economico, ma per un deciso cambio di rotta nell’intendere la professione ed il professionista.

Gli studi professionali devono oggi affrontare delle sfide imponenti in termini organizzativi e in termini di (ri) definizione delle attività in grado di generare valore aggiunto. Si è compreso che il successo della professione dipende dal fare networking, dalla condivisione delle conoscenze e delle competenze con altri colleghi, dall’espansione dell’attività professionale sul territorio e dalla sua diversificazione in nuovi settori. D’altronde, nel momento in cui cambia (si aggiunge, improvvisamente e incisivamente) il contesto competitivo di riferimento nel quale opera uno studio professionale questo, per sopravvivere e continuare a svilupparsi, deve evolversi.

Per il professionista esplorare nuove opportunità di business comporta fatica, spesso più di quella che fa un’impresa a ristrutturare o rigenerare la propria attività. Il cambiamento è inevitabile nella vita di un’impresa e della ineluttabilità della transizione l’imprenditore è conscio sin dalle fasi di start up. Per il professionista il cambiamento è, invece, spesso visto come momento di difficoltà, se non di crisi: la transizione verso nuove frontiere di business avviene spesso non spontaneamente ma in virtù di una spinta, talvolta legislativa. La ‘resistenza’ al cambiamento dei professionisti è spesso comprensibile a va ricercata non tanto nell’inerzia del professionista quanto nelle falle del sistema. È chiaro che se uno studio professionale è sommerso da (spesso inutili) adempimenti ordinari o da una burocrazia asfissiante, non può impegnarsi nell’esplorazione dei nuovi settori di business. Manca il tempo di comprendere le nuove opportunità, di analizzarne con ponderazione l’impatto, di formare ed allocare le risorse necessarie.

Eppure, questo circolo vizioso può essere spezzato e, comunque, lo scenario odierno impone, a tutti, e ai lavoratori autonomi per primi, sforzi ulteriori. Certamente, lo Stato deve fare la sua parte intercettando le esigenze dei professionisti, semplificando ed agevolando per quanto possibile il lavoro. Ma anche il professionista può agire per migliorare le cose. Egli deve puntare sulle proprie competenze e quelle dei propri collaboratori, facendosi promotore di una formazione continua, concreta e permanente in grado di veicolare un reskilling professionale mirato alle nuove opportunità.

In questo contesto, Filp-Cisal, consapevole che la formazione è il volano della crescita e dello sviluppo professionale, si è a subito mossa per sviluppare una piattaforma di formazione per le professioni, rivolta a tutte le categorie professionali (dottori commercialisti, avvocati, consulenti del lavoro ecc.) aderenti. Il principio ispiratore è molto semplice: non deve essere il professionista a ricercare i nuovi percorsi di sviluppo della professione, ma qualcuno deve farlo per lui o, quantomeno, deve supportarlo fattivamente.

Ecco perché la piattaforma progettata dal Filp-Cisal, oltre ad essere economicamente vantaggiosa, è studiata a misura di studio professionale: l’aggiornamento della piattaforma sarà costante e i contenuti in essa, sempre attuali, rifletteranno le esigenze, tempo per tempo, manifestate dai professionisti. La fruibilità dei servizi sarà resa possibile da una piattaforma tecnologica in grado di erogare, facilmente ed intuitivamente, il corso di formazione prescelto, attraverso i principali dispositivi.

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