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La Fondazione blinda l’aumento Mps

di Cesare Peruzzi

L'aumento di capitale di Banca Monte dei Paschi sarà proposto al mercato tra la fine di giugno e i primi di luglio. Il consiglio d'amministrazione del gruppo di Rocca Salimbeni ha convocato l'assemblea straordinaria degli azionisti per lunedì 6 giugno. E la Fondazione Mps ha ufficializzato ieri, con il voto unanime della deputazione amministratrice, l'adesione all'operazione da 2,471 miliardi (di cui 471 milioni legati al rimborso del prestito Fresch 2003) che per l'Ente presieduto da Gabriello Mancini comporterà una spesa di 7-800 milioni e il ricorso all'indebitamento per circa 400.

Gli altri grandi soci del Monte, da Francesco Gaetano Caltagirone (che è anche vice presidente) ai francesi di Axa e Unicoop Firenze, non hanno ancora preso posizione, ma è ragionevole ritenere che, essendo tutti presenti nel cda e avendo votato l'aumento di capitale lunedì 12 aprile, insieme al nuovo piano industriale 2011-2015, appoggeranno la manovra pro quota. Le uniche variabili per il consorzio di garanzia formato da Mediobanca e Jp Morgan, insomma, riguardano poco più del 30% di flottante del titolo Mps (lo sconto sul prezzo non è stato ancora deciso) e il grado di adesione all'offerta di chiusura del Fresh, a una cifra pari al 44% del valore nominale di 2,63 euro.

Di certo la Fondazione diluirà la propria partecipazione complessiva appena sopra il 50% di Banca Mps (oggi è al 55%). «La sottoscrizione dell'aumento di capitale rappresenta un forte impegno che porterà notevoli e inevitabili cambiamenti nelle nostre strategie operative, con sacrifici destinati a riflettersi anche sulla comunità di riferimento, soprattutto in termini di erogazioni», commenta una nota diffusa ieri dall'Ente di Palazzo Sansedoni.

La comunità senese, che dal "sistema Montepaschi" trae ricchezza e stabilità sociale (vedere altro servizio), sta giocando le ultime carte a disposizione per mantenere la presa sulla "propria" banca. L'aumento di capitale annunciato, che segue quello di tre anni fa necessario per l'acquisto di Antonveneta (a cui la Fondazione contribuì per 3 miliardi), non è indolore. Il silenzio della politica locale lo testimonia. Le amministrative per il Comune si avvicinano e sembra quasi che i partiti maggiori e le istituzioni aspettino il cambio della guardia per tirare le somme e valutare il buono e il meno buono di questi anni, il cui lascito è riassumibile così: Banca Mps è riuscita a diventare il terzo polo creditizio del paese e si è inserita stabilmente ai vertici del sistema finanziario; la Fondazione ha accompagnato questa crescita, a costo di ricorrere all'indebitamento, senza però perdere il controllo del gruppo bancario, dove ha concentrato oltre l'80% delle risorse, in una fase di redditività e di valori borsistici calanti.

I vertici del gruppo di Rocca Salimbeni, il presidente Giuseppe Mussari e il direttore generale Antonio Vigni, si sono impegnati a staccare dividendi per 2 miliardi da qui al 2015, ma intanto Siena deve fare i conti con meno risorse. «La Fondazione è consapevole delle difficoltà che questo comporterà per il nostro territorio, ma è anche convinta del sostegno delle istituzioni e della comunità senese nei confronti di una scelta strategica che tutela l'autonomia della banca – dice ancora la nota di Palazzo Sansedoni -. C'è piena coscienza di tutto ciò ma anche la convinzione che, sostenendo l'aumento di capitale la banca sarà adeguatamente capitalizzata per allinearsi alle nuove norme di Basilea 3, rimborsare anticipatamente i Tremonti-bond, rispondere alle istanze di sviluppo economico dei territori di riferimento, tornare a crescere e riprendere a distribuire dividendi adeguati».

La Fondazione, dunque, s'impegna a richiamare la banca alla «puntuale attuazione del piano industriale» e al «raggiungimento degli obiettivi in esso contenuti». Cioè a staccare cedole più sostanziose. Intanto fa la sua parte. Dopo l'ok della deputazione amministratrice all'aumento di capitale, ieri, da Siena sono partite le procedure autorizzative nei confronti del ministero dell'Economia. E noi prossimi giorni, con l'aiuto degli advisor Rothschild e Credit Suisse, si prepara a valutare la cessione di una parte dei diritti sui titoli privilegiati Mps (quasi il 10% del capitale), a monetizzare o trasformare in azioni ordinarie i 263 milioni del prestito Fresh (porteranno in cassa 120 milioni o l'1,5% della banca), e infine a mettere a garanzia del debito alcuni pacchetti di titoli, comprese le quote in Mediobanca (1,9%) e Intesa Sanpaolo (0,42%).

L'utilizzo e la diversa modulazione di queste leve darà i mezzi indispensabili per sostenere l'aumento di capitale di Mps. Ma la sensazione è che, ricapitalizzata la banca e insediato il nuovo sindaco, dopo l'estate, Siena presenterà il suo conto.

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