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La flessibilità si ferma a 36 mesi

Lavoro flessibile per tre anni al massimo. Dal 21 marzo, infatti, il rapporto di lavoro a termine deve necessariamente fermarsi alla durata di 36 mesi, proroghe e rinnovi inclusi. Il limite non può essere derogato (superato) nemmeno in occasione della stipulazione del primo contratto a termine, cosa possibile fino al 20 marzo. Lo precisa, tra l’altro, il ministero del lavoro nella circolare n. 18/2014 sulle novità del job act (dl n. 34/2014 convertito dalla legge n. 78/2014) in materia di rapporti a termine, somministrazione e apprendistato.

Liberalizzato il contratto a termine. La novità è rappresentata dall’abolizione della necessità della causale ai fini della stipulazione di rapporti a termine. Dal 21 marzo, infatti, l’assunzione a termine può avvenire senza ragione giustificatrice purché il rapporto, comprensivo di proroghe, non superi i 36 mesi. Il ministero precisa che, per la legittima instaurazione del rapporto, è sufficiente l’indicazione di un termine che nell’atto (scritto) può risultare «direttamente o indirettamente». Sempre per il ministero, inoltre, la sussistenza di specifiche ragioni giustificatrici continua a sortire alcuni effetti nel caso di assunzioni «per ragioni di carattere sostitutivo o di stagionalità», ipotesi per le quali il datore di lavoro è esonerato dal versamento del contributo addizionale dell’1,4%. In questi casi, spiega, «appare opportuno, ai soli fini di «trasparenza», che i datori di lavoro continuino a far risultare nell’atto scritto la ragione che ha portato alla stipula del contratto» a termine. Introducendo il limite dei 36 mesi per un singolo contratto a termine, aggiunge ancora il ministero, la nuova normativa non consente più, così come in precedenza, la sottoscrizione di un primo contratto di durata anche superiore.

Il limite alle assunzioni. La predetta liberalizzazione del contratto a termine trova un vincolo nella previsione di limiti quantitativi: gli assunti a termine, infatti, non devono superare il 20% dei lavoratori a tempo indeterminato (cioè stabili) risultanti al 1° gennaio dell’anno in cui si effettua l’assunzione a termine. Per esempio, l’azienda con 20 dipendenti stabili può fare quattro assunzioni a termine. Ai datori di lavoro che occupano fino a cinque dipendenti (che con la condizione del 20% non potrebbero fare alcuna assunzione a termine) è concesso di stipulare un contratto a termine. In merito il ministero spiega che qualora la percentuale del 20% dia luogo a un numero decimale il datore di lavoro potrà effettuare un arrotondamento all’unità superiore solo se il decimale è uguale o superiore a 0,5. Particolarmente rilevante è la precisazione poi sull’ambito operativo della contrattazione collettiva, ammessa a «variare» la predetta misura del limite. Secondo il ministero il rinvio alla contrattazione collettiva è «privo di particolari «vincoli»» e ciò vuole dire che le parti sociali possono legittimamente derogare sia in aumento che in diminuzione (il limite del 20%, in altre parole, non rappresenta la misura «minima», ma il limite applicabile «solo» in assenza di disciplina collettiva). Il ministero conferma, inoltre, che il tetto (20% o quello fissato dal Ccnl) non si applica nel settore della ricerca e che inoltre non si contano nel tetto le assunzioni previste all’art. 10, comma 7, del dlgs n. 368/2001: quelle fatte nella fasi di avvio di nuove attività, per ragioni di carattere sostitutivo e stagionalità, per specifici spettacoli ovvero specifici programmi radiofonici o televisivi, con lavoratori oltre i 55 anni.

La sanzione. In caso di superamento del tetto nessuna conseguenza colpisce il rapporto di lavoro (non c’è, cioè, la sua conversione a tempo indeterminato), ma è prevista una sanzione amministrativa (si veda tabella), che non si applica però ai rapporti a termine siglati fino al 20 marzo. Infine, è fissato il termine del 31 dicembre 2014 entro cui i datori di lavoro che hanno assunzioni a termine oltre il tetto devono rientrarvi: se non lo fanno, scatta per loro il divieto di fare nuove assunzioni a termine (fino a rientro avvenuto).

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