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La fiscalità fa rotta su Tenerife

La pianificazione fiscale fa rotta su Tenerife. Logistica, audiovisivo e new tech i settori di attività più interessati al trasferimento. A preferire l’isola delle Canarie, che applica pienamente il diritto comunitario, ma che beneficia di importanti agevolazioni in termini di tassazione, sono non solo italiani e tedeschi, ma anche inglesi e imprenditori dell’Est Europa.

In un periodo di forte contrasto all’evasione e di lotta ai regimi black list, è atipica la presenza di uno stato che si proclama nuovo paradiso fiscale, dietro approvazione dell’Unione europea. Ciò, anche alla luce dei recenti fatti che hanno interessato un altro territorio «speciale» degli stati membri: l’Irlanda, accusata di tassazione troppo agevolata (configurabile come aiuto di stato) nei confronti di aziende e gruppi di aziende multinazionali che scontavano favori fiscali iniqui in rapporto alle aliquote europee (violando le disposizioni sul tax ruling). Tenerife, zona ultraperiferica spagnola (e dunque inclusa nell’Unione), è territorio interessante per il Bel Paese, che dal 2012 ha intensificato lo spostamento in loco di società madri e figlie e persone fisiche, allo scopo di godere di importanti benefici, tra cui un’imposta sul valore aggiunto del 7% (la Igic, Imposta generale indiretta Canaria) e una Zona Franca nelle aree portuali. Da questo, la nascita del progetto «Why Tenerife?», di cui fanno parte governo dell’isola, autorità portuali, consorzio Zec (Zona especial Canaria) e Camera di commercio. «L’obiettivo di Tenerife, ma anche dell’Italia», ha spiegato Olga Martin, direttrice della Zec, «è l’internazionalizzazione dell’azienda italiana» che ad oggi è la seconda presenza straniera più rilevante a Tenerife. Se l’azienda decide di spostare la propria filiale sull’isola, essa godrà della tassazione locale, mentre sulla società madre graveranno le aliquote italiane; e viceversa. Tra i rischi per le entrate italiane, dunque, la possibilità che una società sposti completamente la propria sede oltre confine, senza dover più corrispondere nulla al paese d’origine. Eventualità, questa, che rimane comunque pienamente in linea con le regole europee. Si configurerebbe invece reato se il trasferimento della sede societaria fosse solo fittizio.

Lo schema fiscale. La presenza di un regime speciale nella Zec, confermato dall’Ue nel gennaio 2015, si deve alla posizione periferica del paese e a un’economia frammentata. I punti focali dello schema fiscale agevolato comprendono: applicazione di un’imposta societaria al 4%, possibilità di non tassazione su utili, dividendi e canoni, esenzioni dall’imposta indiretta, divieto sulla doppia imposizione e applicazione della direttiva Ce 123/2003 (madri e figlie). Inoltre, beneficiando di una zona franca, nelle aree portuali di Santa Cruz e Granadilla vigono esenzioni su dazi e imposte indirette e speciali. Grazie alla Ric, Riserva investimento Canarie, le imprese godono inoltre di detrazione fino al 90% sull’utile non distribuito. Infine, si annoverano nel regime agevolato la deduzione fino al 35% dell’imposta sulle videoproduzioni in loco, la deduzione fino al 45% dell’imposta per società di ricerca e sviluppo che svolgono attività nelle Canarie e la detrazione fino al 50% dell’imposta per redditi derivanti dalla produzione di beni materiali in loco.

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