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La (finta) Brexit di May: senza scadenza

L’Unione Europea come l’Hotel California degli Eagles? « You can check out any time you like, but you can never leave !», puoi fare il check out quando vuoi, ma non puoi mai uscire. Sembrerebbe lo scenario delineato dalla proposta britannica resa pubblica ieri dal Financial Times : una «transizione» dopo la Brexit senza data di scadenza. E dunque, poiché durante la transizione tutto è previsto che resti immutato, di fatto una Brexit che in realtà non avviene mai.

Ce n’è abbastanza per provocare un terremoto a Londra, ma anche per irritare gli animi a Bruxelles. Sono tutti d’accordo che dopo l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue, prevista per il 29 maggio 2019, sarà necessario un periodo di «implementazione» per consentire alle aziende di fare gli aggiustamenti necessari. Ma gli europei chiedono che la transizione finisca il 31 dicembre 2020, in modo da approntare il budget successivo senza i britannici. Anche a Londra avevano parlato sempre di un periodo di «circa due anni». Ma adesso arriva la sorpresa: secondo il documento visto dal Financial Times , «il Regno Unito ritiene che la durata del periodo dovrebbe essere determinata soltanto da quanto ci vorrà a preparare i nuovi processi e sistemi che sosterranno la futura partnership». Downing Street si è affrettata a precisare che alla fine ci sarà una data di scadenza: ma per ora la transizione, e dunque lo status quo , sembrano potersi allungare all’infinito.

Ce n’è abbastanza per far gridare al tradimento i fautori più accesi della Brexit. I quali, proprio ieri mattina, avevano resa nota una sorta di lettera minatoria indirizzata a Theresa May: o ci assicuri una rottura netta e immediata con l’Europa, hanno scritto 62 parlamentari, o potremmo far mancare il sostegno al governo. La fazione degli ultrà ha i numeri per togliere lo sgabello da sotto la premier ed è guidata da Jacob Rees-Mogg, un pittoresco ultra-reazionario che si esprime e si veste come un lord dell’Ottocento e che è il favorito della base del partito conservatore per diventare il prossimo primo ministro.

Oggi Theresa May riunisce nella sua residenza privata il «gabinetto di guerra» della Brexit: l’obiettivo è arrivare a una posizione chiara e unitaria. Ma non sarà facile. Negli ultimi tempi sono arrivate indicazioni dal governo su un’uscita «soft», che mira a mantenere il più stretto allineamento possibile tra la Gran Bretagna e l’Europa. Ma proprio questo sentore di «svendita della Brexit» ha provocato la levata di scudi degli ultrà. E anche all’interno del governo c’è chi, come Boris Johnson, l’ambizioso ministro degli Esteri, auspica una «clean Brexit», una uscita netta. La verità è che il divorzio dalla Ue è una quadratura del cerchio: più sovranità significa meno convenienza economica, e viceversa. Theresa May non sembra la leader in grado di sciogliere il rebus: qualcun altro potrebbe tentare di farlo al posto suo.

Luigi Ippolito

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