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La Finanza negli uffici di Vivendi a Parigi

Gli investigatori cercano di capire se nel luglio 2016 Vivendi decise di non rispettare il contratto per l’acquisto di Mediaset Premium con l’intenzione di fare crollare in Borsa le azioni Mediaset, per poi comprarle a prezzi bassi. È l’ipotesi contenuta nell’esposto presentato dalla famiglia Berlusconi, che i magistrati vogliono verificare e che ha portato alla perquisizione — attesa da molto tempo — degli uffici di Vivendi e della banca Natixis a Parigi.

In seguito alla rogatoria internazionale, ieri mattina i finanzieri italiani del nucleo speciale della polizia valutaria accompagnati dai gendarmi francesi sono entrati nella sede di Vivendi e nell’ufficio del suo capo Vincent Bolloré, e nella banca d’affari Natixis che avrebbe condotto le operazioni di Borsa grazie a una presunta rete di intermediari riconducibili allo stesso Bolloré. Così il colosso francese dei media sarebbe passato dal 3 per cento al 30% di Mediaset.

La Guardia di finanza ha sequestrato documenti e ottenuto accesso a email che dovranno confermare o escludere questa ipotesi di manipolazione del mercato.

Vivendi ha reagito con un comunicato nel quale si parla di «denuncia infondata e ingiuriosa presentata da Berlusconi contro Vivendi dopo la sua ascesa al capitale di Mediaset». Secondo la società francese la quota in Mediaset «è stata acquisita in modo legale e trasparente» e «l’indagine è di routine». L’inchiesta condotta dai pubblici ministeri milanesi Fabio De Pasquale e Silvia Bonardi vede indagati per aggiotaggio il presidente Bolloré e l’amministratore delegato Arnaud de Puyfontaine. Sono stati già sentiti come testimoni Marco Giordani (Mediaset) e Tarak Ben Ammar in qualità di mediatore nel contratto con il quale Vivendi si impegnava ad acquistare il 100 per 100 di Mediaset Premium.

La perquisizione arriva in un momento delicato perché Vivendi sta cercando di appianare le tensioni suscitate dalla «campagna d’Italia» che l’ha vista salire (al 23,9%) anche in Telecom Italia provocando l’intervento dell’Agcom (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni) che le chiede di «eliminare la posizione di influenza notevole» in una delle due società (Mediaset o Tim).

A Capri per il convegno EY Digital Summit, Arnaud de Puyfontaine si è detto disposto a «incontrare esponenti del governo e dell’Autorità per spiegare la nostra visione», aggiungendo di volere essere visto come «l’ambasciatore dell’amicizia tra Italia e Francia». Quanto all’eventuale scorporo della rete Tim, che potrebbe essere una soluzione per venire incontro alle richieste dell’Agcom, de Puyfontaine frena e si definisce «pragmatico ma fermo nel considerarla strategica. Stiamo tentando di calmare gli animi e di lavorare con serenità nonostante un ambiente difficile».

Stefano Montefiori

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