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La finanza e la chimica risvegliano l’Europa

di Guido Plutino

Il 2011 non ha portato chiarezza nell'Eurozona. A una ripresa stentata si sono aggiunte tensioni sul fronte dell'inflazione, il caro-petrolio e il ritocco del costo del denaro. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: più che vario, il panorama combina situazione addirittura estreme. Nazioni con un trend vivace convivono – non senza tensioni – a fianco di Paesi sull'orlo del default. Lo specchio dei listini riflette questa dispersione. Ma se confusione e volatilità fanno la gioia degli speculatori mordi e fuggi, disorientano ulteriormente i risparmiatori-formica, già maldisposti verso investimenti in equity.

La tentazione è stare alla finestra, chiamandosi fuori da mercati che hanno tradito la fiducia. E tuttavia forse mai come ora non bisogna buttare il bambino con l'acqua del bagno. Le opportunità infatti non mancano: «Da inizio anno – spiega Livio Dalle, head of wealth management solution per Vontobel Milano – il tema settoriale è stato quello assicurativo e bancario. Titoli da seguire anche nei prossimi mesi, se verrà confermato il trend di aumento dei tassi di interesse». Non è l'unico spunto per cercare di interpretare il futuro: «Dal punto di vista geografico – riprende Dalle – il Dax si conferma l'indice più promettente, mentre come settore terrei d'occhio il chimico, molto correlato al ciclo di ripresa. Ma in generale è più efficiente investire su tutta Europa (comprese Svizzera e Gran Bretagna) piuttosto che sulla sola Eurozona, grazie a una maggiore scelta settoriale».

Sul Vecchio Continente accende un faro anche Goldman Sachs, con l'aggiornamento del «Portfolio Strategy Research Europe» che formula tre indicazioni. «In primo luogo – precisano gli analisti – esprimiamo apprezzamento per le azioni esposte verso i Paesi emergenti. In secondo luogo ci piacciono tutte le cose tedesche e sovrapesiamo il Dax rispetto alle azioni periferiche dell'Eurozona, in particolare i titoli consumer. In terzo luogo preferiamo un'esposizione ciclica». I giudizi di Goldman Sachs si basano su un previsioni che confermano le significative divergenze all'interno dell'Eurozona (crescita del Pil del 2,8% in Germania, ma solo dell'1% in Spagna), oltre a una forte crescita degli utili delle società attive nei settori ciclici. Dal punto di vista operativo, questo si traduce nel suggerimento di creare posizioni lunghe nelle banche globali retail, nel comparto del lusso e in quello dei titoli beverage. Inoltre Goldman Sachs esprime interesse per i comparti del trasporto aereo e dei media-pubblicità.

Più prudente l'esame di Schroders ("Economic and strategic viewpoint"), basato su una attenta valutazione delle situazioni più critiche – e con un focus particolare sulle conseguenze per i bond governativi – a partire da Portogallo e Grecia. Significativo, nel report dedicato al Vecchio Continente e riservato agli investitori professionali, il titolo delle pagine sui problemi lusitani: "Scrutando l'abisso".

Infine anche Olivier Huet e Philippe Lecoq di Edmond de Rotschild Am provano a individuare il filo rosso del 2011: «Ormai il mercato ha preso atto delle preoccupazioni per un rallentamento della crescita e per il ritocco dei tassi – riflettono i due gestori – . Fattori come stretta del credito e inflazione, che hanno ostacolato lo sviluppo dei Paesi emergenti all'inizio dell'anno, dovrebbero avere l'effetto opposto nella seconda parte». Il driver dei listini europei va dunque cercato lontano, appunto nei Paesi emergenti. Sono ancora qui i mercati che possono trainare i bilanci fuori dalle sabbie mobili.

 

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