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La fiducia rialza la testa nella Ue

Qualcosa si muove. Un piccolo spiraglio di luce si inizia lentamente a intravedere nella Zona Euro. Se il fardello del debito pubblico è ancora pesante e la disoccupazione resta la malattia da curare la raffica di dati sulla fiducia di imprese e consumatori diffusi a luglio lasciano ben sperare sulla concreta possibilità di una timida ripresa nel terzo trimestre. «Ci sono indicazioni – spiega Silvio Peruzzo, senior European economist di Nomura – su un miglioramento in corso. La principale novità è che si tratta di un miglioramento diffuso, non più limitato ad alcuni Paesi».
Per il terzo mese consecutivo le aziende tedesche sono sempre più ottimiste, come dimostra l’indice Ifo a quota 106,2, mentre il barometro che misura la fiducia di quelle francesi segna il livello più alto da oltre un anno a questa parte. Continua a risalire anche il sentiment delle imprese spagnole, olandesi e belghe, di pari passo con i loro concorrenti britannici e americani. Oggi, intanto, gli occhi dei mercati sono puntati sui dati italiani diffusi dall’Istat. L’indice aggregato di giugno, sceso a 76,1 dagli 80,2 punti di maggio, era stato l’unico in controtendenza, trascinato al ribasso dalle nubi all’orizzonte nel settore delle costruzioni, dei servizi e del commercio. Anche in questo caso, però, nel quadro a tinte fosche si scorgeva una timida sfumatura di colore: le imprese manifatturiere erano state le uniche a vedere meno grigio, con un indice passato da 88,7 a 90,2, il livello più alto dal marzo dell’anno scorso, grazie a un miglioramento delle prospettive sugli ordini. «Mi aspetto che anche il dato italiano benefici del clima positivo», dice Fabio Fois, Southern European economist di Barclays.
Secondo Peruzzo la nuova tendenza in atto nella Zona Euro «è il primo risultato di un mix di fattori, come la politica a sostegno della liquidità da parte della Bce e l’attività delle Casse depositi e prestiti nazionali e della Bei per dare una boccata di ossigeno alle imprese». In Italia, secondo l’economista, avrà un impatto positivo sulla fiducia anche lo sblocco dei crediti della pubblica amministrazione verso le aziende.
Meno cupo è poi l’umore dei consumatori, che già nel primo trimestre secondo le rilevazioni di Nielsen era cresciuto in 20 Paesi europei su 29. L’indice di Gfk che tasta il polso ai tedeschi a luglio è salito a sorpresa a livelli che non vedeva dal settembre 2007. Merito, secondo l’istituto di ricerca, della stabilità del mercato del lavoro e dei buoni accordi salariali collettivi. I dati dell’Istat certificano un’atmosfera meno tesa anche in Italia, dove l’indice ha segnato la scorsa settimana un miglioramento di quasi due punti. Gli economisti invitano però alla cautela: «L’Ufficio di Statistica – spiega Fedele De Novellis, partner di Ref.Ricerche – ha rivisto di recente il dato che non è dunque comparabile con quelli passati». È netto – di ben tre punti – il rialzo in Francia, uno dei malati della Zona Euro che ha appena ottenuto dalla Commissione Ue due anni in più per il rientro del deficit sotto la soglia del 3 per cento. Dopo il calo di giugno torna a migliorare anche il dato spagnolo. Qui la settimana scorsa è arrivata un’altra buona notizia: il numero dei disoccupati è tornato a scendere per la prima volta negli ultimi due anni. «Gli europei – sottolinea Fois – si stanno gradualmente abituando all’austerity e la contrazione dei consumi si sta stabilizzando». L’unica eccezione è rappresentata dall’Olanda, un tempo tra i primi della classe dell’Eurozona, dove l’indice è calato per il secondo mese consecutivo, di pari passo con una spesa delle famiglie ai minimi termini.
Una piccola luce si inizia così a scorgere in fondo al tunnel. Il primo test per verificare se qualcosa sta davvero cambiando è in calendario per il prossimo 14 agosto, quando Eurostat diffonderà la stima preliminare sul Pil da aprile a giugno, che secondo gli economisti dovrebbe interrompere il trend di sei trimestri con segno negativo. La vera prova del nove arriverà poi nel terzo trimestre, che dovrebbe certificare la svolta. «Ma si tratterà di una luce fioca – precisa De Novellis – con alcune incertezze, la prima fra tutte legata al rallentamento delle economie asiatiche». Il rimbalzo, aggiunge Fois, «avverrà con modalità diverse rispetto al 2010: allora l’inversione di tendenza è stata guidata dall’export e dalla tenuta dei consumi privati. Oggi sarà ancora l’export a salvarci: se il canale cinese accusa il colpo altri partner come Usa, Gran Bretagna e Giappone mostrano prospettive positive. Nel frattempo i governi devono fare tutto il possibile per sostenere l’economia reale».

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