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La fiducia globale spinge i listini

Sembra quasi incredibile, ma le Borse sono tornate a guardare i dati economici positivi per quello che sono: buone notizie. Dopo mesi in cui ogni indicatore in miglioramento veniva visto come la premessa per una più repentina fine degli stimoli monetari, e dunque non piaceva ai mercati, ieri è accaduto il miracolo: i dati economici positivi della giornata, soprattutto sul settore manifatturiero in Usa, Europa e Giappone, hanno avuto un effetto benefico sulle Borse. È così che i listini europei hanno guadagnato lo 0,77% e anche Wall Street è rimasta brillante tutto il giorno. I listini migliori, nel Vecchio continente, sono stati quelli di Milano (+1,45%) e Madrid (+1,86%). E lo spread tra BTp e Bund, in un clima leggermente più sereno, si è ristretto a 270 punti base.
L’economia batte un colpo…
La prima buona notizia è arrivata presto, dal Giappone. L’indice Tankan del settore manifatturiero è balzato da -8 di marzo a +4 di giugno: si tratta del primo segno più dal 2011. Poi sono arrivati i dati europei, sempre sul settore manifatturiero: gli indici Pmi dei direttori d’acquisto delle imprese. Anche qui la sorpresa è stata positiva. L’indice europeo è salito di 0,5 punti, a 48,8. Siamo sempre sotto quota 50, cioè in contrazione economica, ma si tratta comunque di un miglioramento. Anche perché la ripresa è arrivata dai Paesi deboli: da Spagna (salita a 50,0 per la prima volta da 26 mesi), Italia (49,1, massimo da luglio 2011), Irlanda.
Poi è arrivato l’indice Ism Usa, sempre sul settore manifatturiero. E anche qui la sorpresa è stata positiva: l’indice è balzato a 50,9, superando di un centesimo le stime degli economisti intervistati da Bloomberg. La componente occupazionale ha sorpreso invece in negativo, scendendo ai minimi dal 2009, ma anche questo – in fondo – può essere letto come un buon auspicio: perché potrebbe rallentare la riduzione degli stimoli monetari della Fed.
…e le Borse rimbalzano
Questo ha fatto ripartire i mercati in tutto il mondo. Le Borse europee, secondo lo Stoxx 50, hanno così recuperato lo 0,77%: non poco, se si pensa che dal minimo toccato il 24 giugno il recupero è stato del 4,4%. Anche Piazza Affari con il rialzo di ieri consolida il rimbalzo, che dal minimo del 25 giugno è stato del 2,67%. Ma ieri è tornato il sereno ovunque: le preoccupazioni di fine giugno sulla «exit strategy» si sono ridimensionate. E i mercati sono tornati a fare quello che avevano dimenticato di fare: guardare i fondamentali economici.
Due le ragioni. La prima, sottolineata da Antonio Cesarano, capo economista di Mps Capital Services, è legata al fatto che le Borse erano scese molto proprio per paura della «exit strategy»: Milano da fine maggio ai minimi di giugno aveva bruciato il 14%, mentre mediamente l’Europa aveva lasciato sul terreno l’11,4%. «Ora che è cambiato il semestre, e che non ci sono più problemi di bilancio, gli investitori sono rientrati dagli eccessi di giugno». La seconda ragione è legata al fatto che i dati economici più importanti (quelli sul mercato del lavoro Usa), arriveranno venerdì. C’è poi il fatto che, nonostante i dati di ieri, l’economia mondiale resta debole. E la Cina rallenta. È quindi possibile che nei prossimi mesi – osserva Silvio Peruzzo, economista di Nomura – anche il settore manifatturiero in Europa e Usa ne risenta.

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