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La Fiat rilancia su Mirafiori

Il primo agosto, con l’assemblea che sancirà la nascita di Fca-Fiat Chrysler Automobiles, si arriverà «alla fine di un lunghissimo ciclo storico, 115 anni». Ma Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat, ha ricordato l’appuntamento della prossima settimana proprio mentre ieri a Torino inaugurava la nuova vita delle Officine 82, nella zona di Mirafiori, per ribadire il rapporto tra fabbbrica e città, tra Fiat-Fca e Torino.
La trasformazione dell’ex Meccanica 2, in disuso da 20 anni, ha richiesto un investimento di 40 milioni. Una cifra rilevante, anche se lontana dai mega investimenti che hanno consentito il rilancio della ex Bertone di Grugliasco dove ora si producono le Maserati. Ma l’iniziativa all’Officina 82 rappresenta comunque un segnale forte di attaccamento a Torino ed in particolare al vicino stabilimento di Mirafiori. «Un grande gruppo ha bisogno di radici», ha detto il sindaco di Torino, Piero Fassino.
E l’Officina 82, a Mirafiori, è una di queste radici. Diventa il quartiere direzionale di tutte le attività informatiche, amministrative, di accouting, di internal audit e di sicurezza. Non solo per Fiat-Fca, ma anche per Cnh Industrial in Europa. Mettendo a frutto sinegie tra due gruppi che, per il resto, approfittano della reciproca indipendenza per crescere liberamente sui mercati internazionali.
Ma il nuovo intervento di recupero, su un’area di 42mila mq e con oltre 1.500 impiegati e dirigenti (in arrivo dagli uffici di corso Ferrucci, sempre a Torino, che da tempo non erano di proprietà Fiat), è solo l’ultimo di una serie che ha permesso di rilanciare un’area che aveva progressivamente perso le attività industriali. Nel polo, ma nell’adiacente Officina 83, si era già inserito il Centro Stile – «il cuore del nostro futuro», secondo il presidente di Fiat John Elkann – e poi erano arrivate le sedi di Abarth e New Holland. «Si conferma l’importanza di Torino – ha assicurato Elkann – per Fiat Chrysler». Ma anche l’importanza del comprensorio di Mirafiori per il vicino stabilimento
E anche da qui il gruppo ripartirà per la nuova avventura nella Fca. In attesa che anche dalla fabbrica di Mirafiori arrivino segnali positivi. «Ci auguriamo che, il 1° agosto, venga comunicata anche la partenza dell’investimento sulle linee di Mirafiori per il suv Levante», ha affermato Ferdinando Uliano, segretario nazionale della Uilm. Ma da Marchionne sono arrivate solo mezze conferme: «Lo stabilimento di Mirafiori lo stiamo attrezzando, ma bisogna stare molto attenti a non affollare il mercato con prodotti nuovi, si tratta anche di gestire il ritmo di produzione dei diversi stabilimenti».
E Roberto di Maulo, segretario della Fismic, ha ricordato che non solo «si stanno intnsificando i lavori di ristrutturazione del layout a Mirafiori, ma a Cassino e Melfi siamo già nella fase finale dell’investimento previsto per la Jeep Renegade che ormai è pronta al lancio sul mercato mondiale».
D’altronde il mercato italiano resta drammaticamente fermo. Marchionne ritiene che, nel 2014, possa esserci un miglioramento, «ma non strutturale». Perché in questa situazione economica – ha aggiunto – la gente non spende: «Bisogna avere certezze economiche per andare avanti e queste non sono le condizioni ideali». Anche se poi l’amministratore delegato della Fiat si è augurato che il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, tenga duro e non si faccia intimidire, proseguendo sulla strada delle riforme richieste da tutti. La Fiat, tuttavia, è andata avanti anche senza le riforme, «se le avessimo aspettate ci saremmo impantanati».
Quanto all’andamento di Fiat sui mercati internazionali, Marchionne ha ammesso che anche in Europa la posizione del gruppo non è ideale ma è comunque in miglioramento. E dopo aver escluso una cessione a Volkswagen, ha chiarito che l’accordo con Renault è per ora limitato alla sola collaborazione per un veicolo commerciale. Ma anche in Asia non si prospettano novità: «Se arriveranno partner per cose molto specifiche va bene, ma in questo momento non c’è urgenza matta di fare alleanze». In Cina comincerà l’anno prossimo la produzione della prima Jeep, nel 2016 arriverà la seconda. «Un pezzo alla volta – ha sottolineato – dobbiamo cercare di arrivare a mezzo milione di auto in Cina per il 2018, cifra che fa parte del programma di espansione della jeep a quota 1.900.000 vetture». E tutto è fermo, infine, per quanto riguarda la Russia, dove anche Fiat attende che sicalmino le acque per poter decidere realmente cosa fare.

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