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La Fed contro Trump: frena la crescita

La banca centrale più potente del mondo non si allinea con il suo presidente. Anzi, la numero uno della Federal Reserve, Janet Yellen, ieri ha confutato con garbo e fermezza una serie di “trumpismi”, come ormai vengono definiti gli assiomi della rivoluzione politica promessa dal 20 gennaio. In un’audizione al Senato, Yellen ha preso le distanze dal decreto sigilla- frontiere e dal Muro col Messico: «Frenare l’immigrazione può frenare la crescita economica». Ha smontato pezzo per pezzo le accuse lanciate da Trump contro la legge Dodd-Frank che durante l’Amministrazione Obama inasprì regole e controlli sulla finanza. «Le banche fanno più profitti oggi di quanti ne facessero prima della crisi del 2008», ha detto Yellen smentendo così la tesi della destra secondo cui la Dodd-Frank ha imposto alle banche un eccesso di normative. Inoltre, sempre secondo i dati della Fed, «le banche fanno più prestiti di prima». Anche questa una smentita diretta a Trump, il quale di recente si era lamentato: «I miei amici imprenditori mi dicono che fanno fatica a ottenere credito per investire». Tutto falso, dunque: sia pure con il suo linguaggio tecnico e senza mai polemizzare direttamente col presidente degli Stati Uniti, la capa della Fed ha fatto a modo suo pulizia di un po’ di “fake news” in campo economico.
Un altro elemento di polemica indiretta, o quantomeno di ammonimento, c’è stato sulla politica di bilancio. Trump ha promesso a breve termine l’annuncio di un poderoso taglio alle tasse (sia sulle imprese che sulle persone fisiche), inoltre fra le sue promesse in campagna elettorale c’è un maxi-piano di investimenti per ammodernare le infrastrutture, e un aumento della spesa militare. La sommatoria di una consistente riduzione delle entrate e di un incremento delle spese non può che tradursi in un boom del deficit federale, almeno se le promesse saranno tenute. Yellen, pur ricordando che le tasse e le spese in ultima istanza le vota il Congresso, ha lanciato questo avvertimento: «I cambiamenti delle politiche di bilancio devono tenere i conti pubblici su una traiettoria di stabilità». Questo è un terreno sul quale le parole di Yellen vanno ad acutizzare una contraddizione interna alla destra. Mentre parecchi democratici sarebbero d’accordo con Trump sull’aumento degli investimenti in infrastrutture, nel partito repubblicano c’è una forte corrente di falchi anti-deficit, legati a politiche di austerity.
Per il resto Yellen ha confermato che ci saranno nuovi aumenti dei tassi direttivi e si è detta ben decisa a concludere il suo mandato. Trump dovrà ancora fare i conti con lei, dunque. Ma non per molto: il mandato di Yellen scade fra un anno. Nel frattempo si sono già liberate altre tre posizioni ai vertici della banca centrale, inclusa quella del capo della vigilanza su Wall Street. Prima ancora che se ne vada Yellen – nominata da Obama e keynesiana di sinistra – Trump ha la possibilità di introdurre ai vertici della Fed uomini fidati.

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