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La Fed taglia i tassi dello 0,25% Trump: “Non hanno coraggio”

Criticata da Donald Trump e dilaniata al suo interno, la Federal Reserve ha deciso ieri, con sette voti a favore e tre contrari, di ridurre il costo del denaro di un quarto di punto. Dopo il taglio già deciso a giugno, i tassi di interesse a breve sui Fed Funds scenderanno adesso al 1,75-2 per cento. L’obiettivo resta quello di sostenere la crescita economica americana di fronte al pericolo di una recessione e ai rischi legati alle guerre commerciali, alle frenate in Cina e in Europa, al fantasma Brexit e alle tensioni in Medio Oriente.
Wall Street ha reagito poco alla decisione della Fed. Al contrario di quanto accade normalmente quando vengono diminuiti i tassi, gli indici azionari sono rimasti deboli dopo l’annuncio e il Dow Jones solo in extremis ha chiuso in positivo (+0,13%), mentre il dollaro ha continuato a rafforzarsi. La ragione? Anche se la mossa era attesa, i mercati sono rimasti contrariati dalle divisioni tra falchi e colombe all’interno del Fomc, il comitato della banca centrale sui tassi di interesse. Due membri, ad esempio, non volevano approvare alcuna diminuzione, mentre un terzo, James Bullard, chiedeva un taglio di mezzo punto. Sembra poi che si stia delineando all’interno della Fed una maggioranza contraria a ulteriori concessioni sul credito: come invece continua a chiedere Trump, con le sue raffiche di tweet impetuosi e oltraggiosi. Secondo il presidente, i tassi dovrebbero essere a zero o addirittura negativi: in modo da alimentare la crescita (e permettergli di arrivare alle elezioni per la Casa Bianca in una posizione di forza). Di qui la reazione indispettita alla decisione di ieri. «È un nuovo fallimento per la Fed e per il suo presidente Powell», ha twittato Trump. «Non hanno né coraggio, né visione strategica». Powell, in conferenza stampa dopo la riunione della Fed, ha difeso la posizione della banca centrale. Ha ricordato che l’economia americana «resta robusta » e continua a espandersi a ritmo «moderato». Le ultime proiezioni parlano di un aumento del Pil del 2,2% nel 2020 e di una disoccupazione al 3,7%, mentre l’inflazione resta al 1,5%, cioè più bassa dell’obiettivo del 2% stabilito dalla Fed. Da un altro lato, Powell è stato categorico: «A differenza della Banca centrale europea non credo che dovremmo considerare l’utilizzo di tassi negativi ». Certo, il comunicato di ieri della Fed non esclude altri interventi sui tassi prima della fine dell’anno. Ma a dispetto delle pressioni di Trump, non è affatto sicuro. L’impressione prevalente, visti i rapporti di forza tra falchi e colombe, è che per nuovi tagli occorrerà aspettare il 2020.
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