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La Fed taglia le stime di crescita

di Mario Platero

L'economia americana è chiaramente più debole di quel che potesse sembrare solo alcuni mesi fa, ma sul piano monetario tutto resterà fermo sulle coordinate che abbiamo avuto in occasione dell'ultimo comunicato della Federal Reserve.

La Banca Centrale ha infatti chiuso ieri il suo incontro periodico del Federal Open Market Committee, con quattro conferme. La prima riguarda appunto l'economia: è più debole di quel dovrebbe, l'occupazione non riparte come si sperava e le aziende tentennano ad investire. La Fed ha rivisto dunque le prospettive di crescita nel suo documento previsionale leggermente al ribasso per il resto dell'anno: per il 2011 si attende un aumento del Pil tra il 2,7 e il 2,9%, meno di quel 3,1/3,3% stimato in precedenza. La seconda: i tassi resteranno dove sono, fra lo 0 e lo 0,25% il minimo storico a cui erano stati portati nel dicembre 2008. L'unica notizia positiva per il mercato è che su questi livelli i tassi ci resteranno «per un periodo prolungato». Potrebbe slittare dunque la previsione di una stretta per la fine dell'anno o per l'inizio dell'anno prossimo.

La terza: le operazioni QE2, gli interventi da 600 miliardi di dollari autorizzati per sostenere il mercato obbligazionario e l'economia si concluderanno come annunciato alla fine del mese di giugno. Si sapeva, ma qualcuno si aspettava un nuovo programma per sostenere l'economia debole, attesa che ci porta al quarto punto: non vi sarà alcun'altra forma di stimolo dell'economia, della domanda al consumo o dell'industria se non attraverso il meccanismo classico di una politica monetaria che resterà straordinariamente accomodante.

Nella sua seconda conferenza stampa Bernanke ha confermato punto per punto i contenuti del comunicato, ha osservato che «la debolezza economica sarà temporanea» e ha semplicemente aggiunto quanto urgente sia «procedere con un rapido accordo per la riduzione del disavanzo pubblico e del debito». Resta questo il punto dolente centrale per le prospettive economiche americane. Sul piano politico per ora ci si aspetta solo un accordo quadro che consentirà il superamento del problema per il tetto sul debito, ma non risolverà i problemi fiscali americani fino almeno alla fine del 2012. Di fronte ai giornalisti Bernanke ha in realtà anche ipotizzato nuove misure a sostegno dell'economia, se sarà necessario, in particolare «più acquisti di securities» e un «taglio agli interessi pagati sulle riserve bancarie». Non poteva mancare un accenno alla crisi greca, un «rischio potenziale» per il sistema finanziario globale, ha sottolineato il governatore. Soprattutto perché un «default disordinato» in un Paese europeo potrebbe «intorbidire i mercati finanziari» e «incidere sugli Stati Uniti», benché le banche americane abbiano «un'esposizione limitata al debito greco».

Nel documento la Fed ha rivisto al rialzo le stime sull'inflazione "core" e sull'andamento dell'occupazione. Il tasso di disoccupazione dovrebbe attestarsi all'interno di una forchetta tra l'8,6 e l'8,9%, più elevato dell'8,4/8,7% precedente. L'inflazione sarà fra il 2,3 e il 2,5%, contro il 2,1/ 2,8% di alcuni mesi fa, la componente "core", quella epurata dalle componenti più volatili come i prezzi di energia e generi alimentari, sarà tra l'1,5 e l'1,8%, contro l'1,3 e l'1,6% precedente.

Notizie non buone dunque, ma quel che conta anche sul piano politico per il presidente Barack Obama è capire che succederà nel 2012. E per l'anno prossimo le previsioni sono più incoraggianti”, a partire da una crescita fra il 3,3 e il 3,7%, anche se più bassa del 3,5/4,2% stimato in precedenza. Il tasso di disoccupazione sarà invece fra il 7,8 e l'8,2% contro il 7,6/7,9%. Per il 2013, la crescita sarà ancora più forte, fra il 3,5 e il 4,2 per cento. Ma quel che conta a questo punto è l'occupazione. E se davvero scenderà sotto l'8%, l'anno prossimo per Obama ci sarà molto sollievo.

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