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La Fed spinge l’Europa, spread in calo

Come nella sessione precedente, Piazza Affari ha guidato ieri la tendenza rialzista dei mercati azionari europei, arrivati ai massimi mensili nella cauta attesa di sviluppi positivi dal fronte della crisi continentale del debito, in una giornata caratterizzata anche dalle aspettative sulle imminenti mosse di politica monetaria della Federal Reserve (che alla fine ha deluso vari investitori evitando il ricorso a una nuova fase di allentamento quantitativo).
Dopo il +3,35% di martedì, l’indice Ftse Mib ha inanellato un progresso del 2,13%, decisamente superiore alla media europea (+0,4%), mentre lo spread tra BTp e Bund è terminato sui minimi della sessione. Il differenziale di rendimento tra titoli italiani e tedeschi ha archiviato la seduta a 416 punti base, con una flessione di oltre 20 centesimi rispetto alla precedente chiusura. In calo al 5,78% il rendimento sulla scadenza decennale italiana, mentre lo spread tra i Bonos spagnoli e i Bund tedeschi è sceso di quasi una trentina di punti a quota 514 punti, con il rendimento al 6,77 per cento (mentre la Borsa di Madrid è avanzata dell’1,53%).
Mentre il leader del partito conservatore greco, Antonis Samaras, ha giurato come nuovo premier dopo aver ricevuto l’appoggio del centro-sinistra, molti analisti sottolineano che sui mercati è in via di rafforzamento la speranza dell’arrivo di concrete misure per alleviare i problemi delle economie più deboli dell’Eurozona, compresa l’idea avanzata dal premier Mario Monti di affidare ai fondi di salvataggio europei (Efsf e Esm) un ruolo attivo nell’acquisto di bond dei Paesi in difficoltà. È chiaro che un accordo su questo punto aiuterebbe a contenere, in particolare, i rendimenti dei titoli italiani e spagnoli, allentando una pressione sui costi di rifinanziamento del debito pubblico che rischia di diventare insostenibile. Sul tappeto c’è anche il tema di un possibile rafforzamento della dotazione dell’attuale fondo salva-Stati e del futuro Esm. Non stupisce quindi che ieri, nel trascinare i rialzi delle piazze azionarie, si siano distinti i titoli del settore bancario.
Nel tardo pomeriggio, comunque, in una conferenza stampa congiunta con il premier olandese Mark Rutte, Angela Merkel ha evidenziato ancora una volta le resistenze tedesche: dopo parole generiche di apprezzamento per gli sforzi di Italia, Spagna e Portogallo («stanno facendo passi nella giusta direzione»), la cancelliera ha ricordato che la possibilità di acquisto di titoli di stato sul mercato secondario è già prevista per l’Etsf, ma che comporta condizioni e il tema, puramente teorico, ora non è in discussione.
Sempre in serata, la Fed ha poi deluso aspettative diffuse limitandosi a estendere le misure di stimolo all’economia in corso ma evitando il ricorso a più aggressivi provvedimenti espansivi di allentamento della politica monetaria: la reazione di Wall Street è stata volatile e alla fine, dopo uno sbandamento al ribasso, l’S&P 500 ha chiuso con un calo dello 0,17%, mentre il Nasdaq ha terminato su livelli stabili.
La giornata era iniziata un un tono positivo sui mercati asiatici proprio sulle attese di una nuova tornata di stimoli della Fed che, spronando l’economia Usa a rischio di decelerazione, compensasse l’impatto deprimente della crisi europea sulle prospettive globali. A Tokyo l’indice Nikkei ha chiuso in rialzo dell’1,1% ai massimi da oltre un mese, ignorando l’aumento del deficit commerciale a maggio. Un mese in cui per la prima volta in assoluto ha fatto la sua comparsa un disavanzo, sia pur lieve, con l’Europa Occidentale e la stessa Ue, grazie alla crescita dell’export verso il Sol Levante (+5,9%). Che non è tanto un indicatore della forza complessiva dell’economia europea, quanto della delocalizzazione dell’industria nipponica e dell’effetto-amplificatore dell’apprezzamento dello yen.

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