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La Fed si prepara al dopo-Bernanke

L’era di Ben Bernanke alla guida della Federal Reserve potrebbe essere arrivata alla conclusione. A suggerirlo è stato lo stesso presidente Barack Obama, al quale spetta la decisione di chiedere al chairman di restare al suo posto oppure di scegliere un successore. Obama, in un’intervista concessa all’influente programma televisivo di Carlie Rose, ha scelto le parole più espicite finora usate dalla sua amministrazione su un possibile avvicendamento alla scadenza del secondo mandato di Bernanke in gennaio: «È già stato più a lungo di quanto avrebbe voluto o di quanto avrebbe dovuto».
Obama ha messo nero su bianco i meriti di Bernanke, dando all’intervista ancor più il sapore di un probabile addio formale al governatore: «È stato un partner eccezionale nell’aiutare il Paese sulla strada di d’una ripresa molto più robusta, ad esempio, di quella dei nostri alleati europei».
Ma la Casa Bianca, preparando oggi il terreno al cambio della guardia, è parsa promettere continuità con l’eredità di Bernanke. Una continuità per aiutare i mercati a evitare traumi legati a una transizione di leadership mentre sono in discussione anche tempi e modi di una complessa transizione di politica monetaria che dovrebbe ritirare le manovre eccezionali di stimolo della crescita, a cominciare da un Quantitative easing con acquisti di 85 miliardi di dollari di bond al mese.
L’ultima missione di Bernanke, prima di passare il testimone, potrebbe essere proprio questa: consegnare all’eventuale successore un percorso che sia il più credibile possibile, agli occhi dei mercati, sulle prossime correzioni di rotta della Fed. Una missione di chiarezza che comincia con il vertice di due giorni della Banca centrale che si conclude oggi. Davanti alle ipotesi sulla sua uscita, gli investitori presteranno particolare attenzione alle parole nella conferenza stampa odierna del governatore e al comunicato della Fed. E proprio un’inedita trasparenza, assieme alla capacità di lanciare aggressive misure anti-crisi non tradizionali, rappresenta già il principale e duraturo lascito di Bernanke.
Stando alle attese della vigilia, nessuno si aspetta rivoluzioni immediate ma qualche novità è nelle carte: «Credo che la politica monetaria verrà confermata» dice Kevin Logan di Hsbc. «La Fed e Bernanke potrebbero però esplicitare i fattori che possono portare a un cambio di marcia nel programma di acquisti obbligazionari». Logan, citando una crescita modesta, ritiene che un ritiro del Qe scatterà non prima di fine anno. C’è anche chi crede tuttavia che una svolta possa avvenire prima e che possa fltrare fin d’ora nelle parole di Bernanke: Peter Hooper di Deutsche Bank ipotizza che un ritiro del Qe – il cosiddetto “tapering”, la riduzione graduale – parta a settembre.
I nervi scoperti del mercato davanti a queste sfide aperte sono stati evidenti nelle più recenti sedute di Borsa, rendendo delicata la gestione delle aspettative da parte della Banca centrale. Gli indici hanno oscillato bruscamente ogni qualvolta si sono diffuse voci su «strette» ravvicinate o al contrario riconferme per il momento delle strategie accomodanti. Wall Street ieri ha atteso con gli indici in modesto rialzo la conclusione d’un vertice Fed assediato da preoccupazioni di politica monetaria e successione. Copione simile per listini europei che hanno chiuso la seduta appena sopra la parità (+0,02% Piazza Affari) con gli spread dei titoli periferici in calo: 272 quello italiano, 298 quello spagnolo. La parola, adesso, spetterà ancora una volta a Bernanke.

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